17/09/1999

ALCUNE IDEE E RIFLESSIONI SULLE ATTIVITA' DI GIOCO PROPOSTE A BAMBINI CON COMPROMISSIONI MOTORIE 

(Dott.ssa Vittoria Stucci)

 

Con i bambini che presentano severe compromissioni motorie il problema principale, quando si pensa ad un attività di gioco, è di tipo operativo, riguarda cioè "cosa fare"; spesso infatti le possibilità di azione che la patologia rende disponibili sono limitatissime (in alcuni casi può essere molto difficile isolare anche un solo piccolo movimento volontario).

Per questo motivo una condizione preliminare per l’accesso al gioco, alla comunicazione e a molte altre attività è un corretto posizionamento. La postura più appropriata è senz’altro quella che maggiormente agevola il bambino nell’esecuzione dei movimenti richiesti.

Spesso il gioco viene utilizzato come attività motivante con finalità di tipo riabilitativo. In questo caso le proposte di gioco perseguono obiettivi specifici, come ad esempio esercitare un determinato movimento o ottenere una determinata postura; è quindi naturale che il bambino debba affrontare alcune difficoltà per rispondere alle richieste del riabilitatore: è proprio il superamento di questa difficoltà lo scopo dell’attività.

In altri contesti di tipo non riabilitativo o in un progetto di comunicazione gli obiettivi che ci si pongono sono completamente diversi.

Ad esempio se si pensa alla comunicazione, per bambini che sono ancora agli inizi di un percorso, l’obiettivo può semplicemente essere quello di creare un’esperienza condivisa da poter raccontare, o in cui inserire comunicazioni significative. Per bambini che già utilizzano tabelle o altri strumenti il gioco può essere un’occasione per espandere il vocabolario, oppure per introdurre l’utilizzo di un VOCA, etc.

In altri contesti il gioco può essere il mezzo attraverso il quale stabilire una relazione positiva con una persona o un modo piacevole di trascorrere il proprio tempo libero. Non bisogna infatti dimenticare la dimensione di libertà e piacevolezza che il gioco deve saper creare. Spesso i genitori di bambini con problemi motori hanno delle difficoltà ad adeguare le proposte di gioco alle capacità del bambino e tendono a proporre esercizi riabilitativi come se fossero attività ludiche. E’ normale che le limitazioni motorie riducano la qualità del gioco, ma nei soggetti in cui c’è discrepanza tra progettualità e capacità esecutive questo atteggiamento provoca nel tempo una notevole diminuzione della motivazione a fare. La carenza di esperienze ha ripercussioni negative in molte aree compresa la motivazione a rapportarsi ed a comunicare con gli altri. Non dobbiamo infatti dimenticare che la comunicazione interpersonale è strettamente legata alle esperienze che vengono vissute. La maggior parte delle cose che tutti noi "comunichiamo" possono essere ricondotte, più o meno direttamente, ad una nostra esperienza.

Per i soggetti in età evolutiva, le esperienze di gioco possono essere considerate preziose attività non solo perché favoriscono lo sviluppo cognitivo, affettivo e motorio, ma anche perché sono momenti insostituibili in cui si instaurano relazioni interpersonali positive e, nei casi di gravi compromissioni del linguaggio espressivo, perché creano occasioni stimolanti in cui il "fare" può essere legato al "comunicare".

Date queste premesse, elenchiamo di seguito altri elementi importanti da valutare, oltre alla postura, quando si progetta un’attività di gioco:

  1. La scelta del gioco.
  2. La scelta dei giocattoli valutando le possibilità di accesso e gli opportuni adattamenti.
  3. Gli spazi di gioco (ad es. la strutturazione delle superfici di appoggio): questo aspetto è legato al tipo di attività, ai materiali che occorrono per realizzarle ed al numero e tipologia dei partecipanti.
  4. Il posizionamento del giocattolo.
  5. L’utilizzo di strategie facilitanti e la selezione di quelle che meglio si adattano ad una determinata attività di gioco.

Consideriamo ognuno di questi punti separatamente.

 

La scelta del gioco

E’ fondamentale, prima di entrare nel merito della scelta del gioco, chiarire la differenza tra gioco e giocattolo. Il gioco è una situazione articolata che si avvale dei giocattoli in qualità di strumenti per raggiungere un determinato scopo. In altre parole: il gioco è il progetto, il giocattolo è un mezzo per realizzarlo.

La scelta del gioco implica una valutazione del livello raggiunto dal bambino anche sulla base delle esperienze che ha potuto realizzare fino a quel momento; il passaggio ad uno stadio successivo implica infatti la sperimentazione dei livelli precedenti. Ad esempio nei primi mesi di vita i giochi preferiti dei bambini sono centrati sulla visione e sull’ascolto (oggetti appesi sul lettino, sonagli, etc). Progressivamente (anche sulla base delle progressive acquisizioni motorie) le attività diventano di tipo esploratorio: esplorazione degli oggetti prima con la bocca, poi con le mani, esplorazione dell’ambiente, etc.

Spesso i bambini con gravi problemi motori non hanno la possibilità di sperimentare questi diversi livelli.

Nella scelta del gioco è dunque importante creare una situazione in cui sia possibile sperimentare diversi e nuovi livelli. Questa scelta deve però essere effettuata tenendo conto anche delle capacità cognitive. Se il bambino ha potenzialità molto più ampie rispetto alle capacità esecutive, sarebbe un errore proporre un gioco non adatto anche al suo livello di progettualità. La scelta del gioco dovrebbe considerare questi aspetti contemporaneamente.

Se viene scelto un gioco di gruppo si aggiungono poi ulteriori elementi da valutare.

Un gruppo di soli disabili o misto?

Un gruppo di soli disabili omogeneo o disomogeneo?

Quanti bambini e quanti adulti?

Come strutturare il contesto?

La scelta dei giocattoli

Giocattoli di uso comune

Se la scelta ricade su giocattoli di uso comune, oltre a valutare la possibilità che hanno di motivare il bambino ad effettuare e ripetere determinate azioni, è importante verificare altri aspetti tra cui:

  • le caratteristiche sensoriali: visive (dimensioni dell’oggetto, complessità del disegno, numerosità di dettagli non fondamentali per la comprensione della sua funzionalità), uditive (feedback acustici di vario tipo), tattili (morbidezza, durezza, ruvidezza, etc)
  • la facilità di presa del giocattolo e delle sue parti componenti (ad esempio incastri con pomelli ingranditi che possano essere afferrati anche da una mano imprecisa, etc)
  • la modalità di accesso ai comandi che permettono di azionarlo (interruttori grandi, macchinine che si muovono anche se vengono solo sfiorate, etc)
  • la possibilità di apportare delle modifiche
  • la stabilità, la sicurezza, la durabilità

Le modifiche apportate a giocattoli di uso comune: alcune idee

 

Un aspetto importante riguarda appunto la possibilità di apportare modifiche.

Riportiamo di seguito alcune idee.

A volte è sufficiente aggiungere delle maniglie o dei prolungamenti per permettere al bambino di afferrare alcune parti componenti dell’oggetto.

Ad esempio un puzzle può essere inaccessibile a bambini che non hanno sviluppato una buona motricità fine della mano. In alcuni casi può essere sufficiente aggiungere delle maniglie fissate perpendicolarmente a ciascun pezzo (con della gommina o altro materiale adesivo) affinché il bambino sia in grado di afferrare i pezzi o di farli scivolare sul piano. Questi prolungamenti possono essere fissati anche sulle diverse parti di un garage o di una cucina giocattolo per permettere di azionare alcuni comandi (ad es. in un garage, sul pulsante che fa scendere le macchinine)

Se il bambino non è in grado di afferrare alcun oggetto si può utilizzare del velcro che viene posto sui giocattoli; sulla mano si può apporre una fascia o un guanto di materiale a cui si attacca il velcro. In questo modo sarà sufficiente che il bambino sfiori l’oggetto con la mano e questo rimarrà attaccato ad essa.

Diversi adattamenti possono essere fatti ai libri per bambini. Il primo accorgimento è quello di ispessire le pagine per rendere più agevole lo sfogliamento. Se questo non è sufficiente è possibile apporre lateralmente alle pagine dei prolungamenti (ad esempio delle strisce di cartone fissate con del nastro adesivo). In alcuni casi è necessario plastificare le pagine per evitare che si sciupino o si scolorino a causa della scialorrea; per semplificare queste operazioni può essere sufficiente fotocopiare i libri ed inserire le pagine in un album fotografico (in questo modo le pagine risultano già ricoperte da una pellicola trasparente e leggermente ispessite).

Un semplice molletta per bucato o una sfera di polistirolo o gommapiuma (a cui viene praticato un foro) possono diventare l’impugnatura di penne, pennarelli o altri bastoncini.

Gli ausili

In commercio esistono anche dei giocattoli meccanici dotati di particolari adattamenti che permettono il collegamento di sensori esterni. In questo modo è possibile personalizzare la modalità con cui viene azionato il giocattolo scegliendo il sensore opportuno. Altri adattamenti possono essere effettuati con giocattoli di uso comune a batterie che funzionino in modalità on/off (ad esempio un animaletto che si muove in una sola direzione, un giocattolo che emette un suono, etc). In generale questi ausili vengono utilizzati da operatori del settore per effettuare delle valutazioni. In un contesto ludico possono avere un’utilità se vengono integrati in una più complessa attività di gioco in cui il bambino disabile può eseguire un’operazione in completa autonomia.

Allo stesso modo alcuni ausili per la comunicazione, come ad es. i VOCAs, (Vocal Output Communication Aids: per approfondimenti su questi strumenti vedere in archivio l’articolo "La comunicazione Aumentativa/Alternativa") possono essere utili per permettere al bambino non parlante di effettuare alcune richieste. Per esempio un semplice monomessaggio può essere utile per richiedere il turno. Un ausilio con più messaggi, appositamente predisposto, può permettere di interrompere la narrazione di una favola per porre dei quesiti, fare dei commenti, etc.

Il posizionamento del giocattolo

Per il posizionamento del giocattolo vale lo stesso discorso fatto a proposito della postura. Dopo un’attenta analisi delle capacità motorie e sensoriali del soggetto, il giocattolo deve essere posizionato in modo da facilitare il più possibile l’attività che deve essere compiuta con esso. E’ dunque importante stabilire le zone del piano dove il bambino riesce ad arrivare in modo più agevole e la zona del campo visivo dove la percezione è migliore.

Utilizzo di strategie facilitanti e selezione di quelle che meglio si adattano all’attività

Quando la compromissione motoria è molto severa è difficile pensare ad un’attività con un minimo di strutturazione che possa essere svolta in completa autonomia. E’ quindi importante pensare anche ad alcune strategie facilitanti in cui si prevede l’intervento dell’adulto o di un altro bambino (o più d’uno). Ad esempio può essere realizzato un gioco composto da una sequenza di azioni (ad es. fare un frullato di frutta) in cui il bambino interviene in alcune di esse per dare un aiuto (nell’esempio azionando il frullatore con un sensore, decidendo che frutto utilizzare, etc). A seconda del bambino con cui si lavora e dell’attività che si pensa di realizzare, le strategie vanno studiate attentamente anche valutando il grado di partecipazione al gioco ed il livello di soddisfazione che il soggetto ne può trarre.

 

In conclusione: anche in presenza di severe compromissioni motorie è possibile realizzare diverse attività ludiche. E’ però necessario valutare anticipatamente una serie di variabili. In questo breve articolo abbiamo riportato solo alcuni esempi; nella realtà molte cose si possono fare per evitare che un bambino perda la possibilità di vivere esperienze piacevoli e gratificanti al pari di tutti i suoi coetanei.

 

Bibliografia

  • Il contesto in riabilitazione: giochi, giocattoli e dintorni. Idee, esperienze, prodotti a cura di A. Ferrari - Atti del convegno di Paestum – 11/13 marzo 1999- e del convegno di Rimini –16/18 settembre 1994); Ed. Officine Ortopediche Rizzoli.
  • Dott.ssa A. Schiaffino, Dott.ssa G. Veruggio, Seminario "Battere, sfiorare, indicare, pigiare, giocare, comunicare, scrivere", scuola di formazione in Comunicazione Aumentativa e Alternativa (anno accademico 1998-’99), Centro Benedetta d’Intino (MI).

Dott.ssa Vittoria Stucci 

 


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