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COSA VUOL DIRE ESSERE IPOVEDENTE?

COSA VUOL DIRE ESSERE IPOVEDENTE?

del: 27/09/2011

Franco Frascolla

Dopo oltre un decennio di collaborazione con l'ANS (Associazione Nazionale Subvedenti), l'ideazione e il coordinamento fino al 2010 del servizio Tommaso - conoscere, provare e confrontare gli ausili per non comprare a caso - e le molte discussioni moderate nella mailing-list Ipovisione, sono approdato su queste pagine allo scopo di condividere la mia esperienza umana e professionale di ipovedente che si occupa di ipovisione, ausili e accessibilità.

Come primo contributo ho pensato di riprendere e approfondire una sorta di vademecum sul cosa significa essere ipovedente; questo perché per i normovedenti, ma anche per i non vedenti e a volte per gli stessi ipovedenti, comprendere cosa significa trovarsi in questa condizione non è facile. Quasi sempre e nella migliore delle ipotesi gli ipovedenti vengono ancora assimilati ai non vedenti. La superficialità delle persone rappresenta la principale causa di questo comune sentire; però anche i diretti interessati molto spesso non si adoperano più di tanto per migliorare la conoscenza e la comprensione del proprio status.

Gli enunciati che seguono e i relativi commenti rappresentano il punto di partenza anche rispetto ai futuri e specifici approfondimenti che spero vorrete continuare a seguire in questa rubrica.

Cosa vuol dire, dunque, essere ipovedente?  

Avvicinarsi per guardare meglio.

Nella maggioranza dei casi essere ipovedenti significa aver bisogno di ingrandire ciò che si osserva per poterlo percepire visivamente. Avvicinarsi è un modo indiretto per ingrandire l'oggetto osservato.

Vedere la realtà come attraverso uno scolapasta; attraverso il buco della serratura; attraverso una bottiglia piena multiforme; come in un paesaggio nebbioso; in bianco e nero; come se si avesse sempre il sole in faccia.

La percezione visiva non è solo quantitativa, ma anche qualitativa: annebbiamento, distorsioni, abbagliamento, capacità di distinguere i colori e qualità del campo visivo sono alcuni degli altri fattori che caratterizzano la visione.

Vedere il viso di una persona, ma non cogliere il colore dei suoi occhi; sorridere ad un fisico attraente e rimanere indifferenti a pochi passi da un sorriso.

La percezione dei dettagli è un altro fattore critico per l'ipovedente; molto spesso si riesce a farsi un'idea complessiva dell'oggetto osservato, ma difficilmente si colgono particolari o mutamenti minimi della realtà.

Prendere 2 in disegno tecnico e 8 in letteratura;

La difficoltà nella discriminazione dei particolari si ripercuote anche in ambito scolastico-formativo. Grazie all’informatica questo stato di cose potrebbe essere smentito; ma la pigrizia degli studenti, la disinformazione dei docenti e il cercare di aiutare facendo presto da parte delle figure di sostegno, rende ancora questa speranza un traguardo da perseguire.

Non riconoscere i colleghi al di fuori del contesto lavorativo; essere riconosciuti dai colleghi anche quando si preferirebbe evitare; non avere colleghi di lavoro.

Avere un lavoro e gestire i rapporti coi colleghi non è facile per un ipovedente. Riconoscere le persone a lunga, media e a volte anche breve distanza è spesso un problema e fonte di equivoci e dissapori, soprattutto per quanti cercano di “nascondere” il proprio status percettivo.

Leggere solo i titoli dei giornali e dei libri.

La pigrizia e la poca tenacia portano spesso a non approfondire o a non sviluppare i propri interessi. L'ipovedente fa comunque più fatica e spesso impiega più tempo nello svolgere le attività quotidiane.

Maneggiare gli oggetti su un piano d'appoggio per evitare di doverli cercare per terra e mettersi nel punto più avanzato della fermata del bus per vederne la destinazione.

Trucchi e personalizzazioni nello svolgimento di azioni e delle attività pratiche sono una risorsa imprescindibile.

Vivere in ambienti ordinati e non pieni di oggetti.

Cercare e trovare oggetti in mezzo a molti altri e in posizioni sempre diverse è per un ipovedente più difficile.

Camminare per strada perché sono più "lisce" e sgombre dei marciapiedi.

Le barriere visive possono essere più problematiche del traffico.

Camminare verso ovest all'alba e verso est al tramonto per avere il sole sempre alle spalle.

Naturalmente non è sempre possibile; è solo un modo per sottolineare come l'abbagliamento è una difficoltà diffusa.

Rinchiudersi in casa dopo il tramonto.

Con certe patologie la visione peggiora nettamente di sera e in ambienti bui; a volte in questi casi prevale il terrore sul cercare delle soluzioni.

Essere abbagliati dai fari delle auto di sera e non poter ricambiare.

Molti ipovedenti soffrono l'impossibilità di guidare.

Guardare sconsolati il menù e prendere la solita pizza margherita.

E' una delle conseguenze della dilagante inaccessibilità delle informazioni e della strisciante voglia di non esporsi e di non essere riconosciuti come ipovedenti.

Chiedere quella grappa speciale che gli altri non vedono sulla mensola, ma che il barista tiene sotto il bancone.

Primato dei rapporti interpersonali rispetto alla comunicazione visiva.

Fare tardi perché si è cercato di non essere notati, perché si è stati notati, perché non si è stati notati; arrivare giusti perché si è stati notati.

La comunicazione verbale non sempre riesce ad essere chiara ed efficace.

Guardare a sinistra, ma andare a destra; guardare a sinistra e vedere tutto tranne quello che: "...é lì!..."; vedere il dito che indica "a sinistra" e continuare a non capire dove andare...

Altre situazioni in cui la comunicazione verbale non sempre riesce ad essere chiara ed efficace.

Vedere la mezza luna e non poter vedere le stelle.

Un altro esempio, da intendersi anche in modo metaforico, della difficoltà di cogliere i particolari.

Non fidarsi ad attraversare nemmeno sulle strisce.

La paura porta a volte all'isolamento.

Sentirsi sulla stessa barca quando c'è nebbia...

Cercare il puntatore del mouse anche quando c'è il tasto di scelta rapida; trovare comunque il puntatore del mouse quando non c'è il tasto di scelta rapida; trovare in un sito web tante soluzioni per ipovedenti, tranne quella più adatta; navigare in internet come nessuno immaginerebbe mai; non navigare in internet.

Limiti, opportunità, caparbietà e remissività nel rapportarsi con le nuove tecnologie.

Inseguire la tecnologia invece di vederla venirci incontro.

Questo perché anche la tecnologia quasi mai è pensata per essere utile a tutti.

Essere considerati vedenti dai normovedenti, non vedenti dai non vedenti, target commerciali da normovedenti e non vedenti.

La sensibilità percettiva è differente; quella economica spesso coincide.

Preferire lamentarsi piuttosto che considerarsi ipovedenti e agire di conseguenza; avere chi fa tutto in casa, avere la pensione e i mezzi pubblici gratuiti, ma non essere autonomi.

L'approccio assistenzialistico è ancora troppo diffuso.

Credere che l'ipovisione sia l'unico personale "difetto", che sia l'unica personale "dote" o che, in quanto ipovedente: "tutto è dovuto".

L'autostima, l’egoismo e l’arroganza sono fattori difficili da gestire anche per gli ipovedenti.

Dover essere capaci (meglio essere dei geni), in un mondo in cui conta l'apparire.

E’ difficile per un ipovedente riuscire ad essere ed essere considerato una persona “normale”.

Andare in giro col borsello o il marsupio pieno di lenti, occhiali e monocolini, buoni per tutte le occasioni.

Il kit di sopravvivenza percettiva dell'ipovedente è una costante, ma difficilmente si troveranno due borselli o marsupi contenenti gli stessi strumenti.

Sentirsi "normali" perché è sempre stato così; scoprirsi diversi quando si è stati "normali" fino al giorno prima; sentirsi diversi dai normali e dai diversi, anormali come tutti...

Gli ipovedenti congeniti e quelli acquisiti vivono in modo diverso la propria condizione; ma poi, comunque, nessuna persona è uguale a un'altra o, se si preferisce: “da vicino nessuno è normale”...

  

Per ora direi che posso fermarmi qui, anche se ognuno dei temi a cui ho accennato meriterebbe pagine e pagine di approfondimento. Resto a disposizione per chiarimenti e osservazioni e spero di ritrovarvi sul prossimo numero.

 

Franco Frascolla

https://www.facebook.com/permeladisabilitavisiva/

 

 


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