20/12/2001

HARDWARE, AUSILI INFORMATICI, SOFTWARE DIDATTICI PER RIDURRE LA DIVERSITA' 

(Ins. Malvena Bengasini)
Tesina del Corso di Alta Qualificazione “Hardware, ausili informatici, software didattici per ridurre la diversità” (PG)

QUALCHE CONSIDERAZIONE PRELIMINARE

L’argomento oggetto del Corso ha dimensioni oceaniche ad esplorarlo in profondità, e dovendolo circoscrivere per la presente trattazione non si rende giustizia a quanto ci sarebbe da discutere, quante problematiche aperte, quanta leggerezza nel comune operare, quanta complessità nelle scelte, ma del resto sarebbe così per tutto ciò che riguarda il pianeta scuola per chi ne è realmente dentro, e a maggior ragione riferendoci all’handicap o disabilità e diversabilità come dir si voglia.

Sembra proprio che le tematiche e le problematiche relative all’handicap stiano assumendo anche nel nostro Paese sempre maggiore rilevanza e presa di coscienza da parte di tutti, operatori e non del settore specifico.

Nell’aprile 2002 si terrà a Trieste la conferenza mondiale dell’ Oms, in quella sede sarà presentato ufficialmente e “politicamente” a tutti i ministri della Sanità il documento relativo alle nuove classificazioni operate da tale organismo; per l’handicap si fa riferimento al concetto di partecipazione, si evidenzia la correlazione e l’interazione con il contesto, con “..l’universo che circonda l’individuo”.

…E non è proprio incentrato su questi aspetti fondamentali il ruolo delle nuove tecnologie per l’handicap? E non parlo solo del contesto scolastico, ma della vita della persona. Non è forse reale riduzione dell’ handicap che un non vedente possa ricevere in posta elettronica e leggere in Braille un documento scritto in origine in carattere alfabetico, o viceversa batterlo nel suo codice e inviarlo leggibile in nero? Non è questa partecipazione? Non è interazione? Allora in quel contesto quel soggetto non è in situazione di handicap! Sono iscritta a diverse mailing list che trattano argomenti riconducibili a tematiche sociali e scolastiche, e vi assicuro che se si può riconoscere che a scrivere è un non vedente può essere semmai solo per la grinta e l’orgoglio che lo animano, non certo per una qualche difficoltà individuabile in posta elettronica…

“La foglia di un albero è lo sforzo senza fine della terra di comunicare con il cielo”, citando queste parole di Tagore la dottoressa Sartori nel suo prezioso intervento al Corso di Alta Qualificazione ha poi commentato “… penso che la tecnologia e la metodologia personalizzata sia lo sforzo dell’uomo che dedica ogni sua risorsa scientifica, mentale e culturale affinché quel filo di comunicazione, di trasmissione di informazione, di interscambio umano non si interrompa mai”: è questo lo spirito che avvicina me in quanto persona, in quanto insegnante, in quanto insegnante di sostegno alle nuove tecnologie, percepite come potenziale elemento facilitatore dell’apprendimento e della comunicazione, nell’ottica dell’accessibilità e della personalizzazione, per permettere a molte persone con handicap di svolgere attività e funzioni che “normalmente” sarebbero loro completamente o parzialmente precluse.

L’handicap nella scuola è in progressivo aumento, la competenza docente un nodo fondamentale, l’istituzione dei Corsi di Alta Qualificazione la presa di coscienza attesa da tempo.

PERCHÉ LE NUOVE TECNOLOGIE COME SUSSIDIO PER L’APPRENDIMENTO IN CASO DI HANDICAP?

La scuola e il suo ambiente, tranne qualche eccezione, sono stati inizialmente fra i più cauti nei confronti dell’innovazione “computer”. Alla loro comparsa venivano chiamati cervelli elettronici, non sembravano tanto amichevoli; si sussurrava che venissero usati come sostituti di qualcuno o qualcosa, creando riserve e resistenze, suscitando in molti diffidenza, quasi ostilità. Dichiarare con orgoglio di non usare il computer era considerato una prova del non cedere a facili mode con il rischio di assecondare uno scadimento meccanicistico dell’attività docente. Diverso è stato in molti casi l’atteggiamento di chi lavorava con bambini in situazione di handicap, forse perché abituati a muoversi nell’ottica del provare, dello sperimentare, e così si sono mossi i primi passi in territori allora poco esplorati nel nostro Paese.

La molla principale è venuta proprio dall’atteggiamento dei bambini: il loro entusiasmo e la loro voglia di fare hanno contagiato e convinto anche i più scettici.

Ed è proprio questa la chiave del valore apprenditivo specifico delle nuove tecnologie: sono attraenti, stuzzicano la curiosità, aumentano la motivazione e quindi l’attenzione e l’impegno del bambino che perciò lavora più volentieri.

Tradotto in termini concreti la multimedialità veicolata dal computer offre contemporaneamente immagine, scrittura, suono, voce, animazione, video e per di più la possibilità di interagire e di scegliere direttamente l’attività nell’ottica dell’ ipermedialità (la maggior parte dei software didattici sono ipertesti multimediali).

Addirittura nella mia esperienza diretta spesso è successo che la promessa di lavorare con il computer ha dato come risultato uno sforzo attentivo prolungato in attività didattiche tradizionali, e questo la dice lunga sulla voglia di “giocare” con la macchina…

Il computer non perde mai la pazienza, inoltre permette un feedback informativo e motivazionale sistematico, non dimenticherà mai di segnalare che la risposta è corretta, esigenza, questa, di tutti i bambini, in modo particolare degli alunni con difficoltà di apprendimento.

I processi di autostima sono fondamentali per lo sviluppo della persona, e anche il fatto che il computer sia visto come uno strumento usato dalle persone “normali”, anzi, soprattutto “dai grandi”, solitamente da imitare, non può forse contribuire positivamente al consolidamento di una positiva immagine di sé? Il bambino che usa il computer più degli altri è guardato quasi con invidia dai compagni, e comunque con occhi non compassionevoli, come invece purtroppo tante, troppe volte capita ai soggetti in situazioni di handicap.

Un rischio che viene generalmente individuato in relazione al computer è quello di una sorta di isolamento, di distacco dalla dimensione sociale, dal contatto con gli altri bambini, specie in presenza di difficoltà relazionali, ed è ovviamente compito dell’equipe che lavora con e per il bambino valutare il caso specifico, strutturare un percorso adeguato supportato da una chiara e condivisa intenzione educativa, prevedendo o meno l’uso delle nuove tecnologie.

Irrinunciabile è pensare il computer in classe in alcune situazioni, quando costituisce uno strumento che supplisce a limiti che il bambino può avere, quando una tastiera rappresenta la possibilità di scrittura autonoma in assenza di una digitalità adeguata, mi riferisco in particolare ad alcune disabilità motorie, ma non dimentichiamoci per esempio di quella visiva.

E penso a quanto il semplice “non sapere” degli operatori scolastici e della riabilitazione può essere limitante, a quanto, per l’ignorare degli adulti, può essere negato in termini di possibilità di esprimere appieno tutte le potenzialità del soggetto per realizzarsi come persona prima ancora che come alunno.

Come ottimo sussidio per l’apprendimento penso poi all’ipertesto e all’ipermedia a livello software, creabile dall’insegnante appositamente per il suo alunno; può essere infatti un valido “ponte” tra la programmazione della classe e i bisogni di quel bambino in difficoltà, l’insegnante può così filtrare e personalizzare la lezione, dando in particolare all’alunno la possibilità di “spostarsi” all’interno del prodotto per lui elaborato, così da avere chiarimenti, rinforzi cliccando sulle famose “parole – calde” (hot – words o ancore). L’ipertesto mi fa venire in mente una persona che mentre legge un libro trova una parola che non conosce e va a cercarla nel dizionario, trova il nome di un animale di cui sa poco e va a consultare un testo che ne parli, e così via, la differenza è che in un ipertesto (se è multimediale ipermedia) tutti questi “spostamenti” possono essere fatti con un clic, e ovviamente l’importante è che l’ipertesto proposto sia coerente con le esigenze di chi lo usa, in altre parole serve conoscere bene l’alunno per offrirgli percorsi adeguati, che è poi l’assioma che sorregge la fondamentale e complessa interazione apprendimento – insegnamento.

HANDICAP, AUSILI, ACCESSIBILITÁ

Vorrei provare a fare un po’ di chiarezza a livello concettuale.

Tutti abbiamo bisogno di ausili e ne facciamo uso ogni giorno, in contesto internazionale si parla di “tools for living”, ovvero “utensili per la vita quotidiana”. Parlando di handicap si usa in maniera specifica il termine ausilio tecnico (“assistive device”); la classificazione internazionale ISO 9999 ne dà questa definizione:

“Qualsiasi prodotto, strumento, attrezzatura o sistema tecnologico utilizzato da un disabile, appositamente prodotto o disponibile nel normale commercio, che prevenga, compensi, attenui o neutralizzi una menomazione, una disabilità o handicap.”

Tradotto in termini pratici si può dire che ci sono degli ausili tecnici progettati e prodotti unicamente per essere utilizzati da persone con handicap, ma ci sono tanti altri prodotti che nascono senza alcun riferimento all’uso da parte di persone con esigenze “speciali” e che si dimostrano però utilissimi ed efficaci: per esempio per un non udente pensiamo al fax, agli sms con i telefoni cellulari; per un non vedente pensiamo agli orologi con uscita in voce, al comando vocale su cui la tecnologia comune sta investendo sempre di più.

E assolutamente in relazione a questo articolato argomento sono gli ausili e le tecnologie per l’accessibilità (“assistive technologies”), tematica impossibile da ignorare per chi lavora con e per l’handicap. In senso esteso si parla di accessibilità riferendoci ad una rampa e un elevatore per superare la barriera costituita da una scalinata, in senso stretto, legato alla nostra trattazione, si parla dell’accessibilità ai sistemi informatici e telematici.

Pensiamo proprio al computer, costituisce forse l’esempio più rappresentativo di un prodotto disponibile nel normale commercio, utilizzabile efficacemente anche da molte persone con varie difficoltà, ma come? È dando risposte concrete a questa domanda che la tecnologia e l’informatica sono al servizio dell’ handicap.

All’interno dei sistemi operativi di Windows esiste un’impostazione denominata “Accesso facilitato” che insieme ad altre impostazioni (tastiera, mouse, schermo), permette di regolare alcuni parametri per facilitare l’accesso al computer a persone affette da lievi disabilità motorie o sensoriali, per esempio è possibile ingrandire il puntatore, regolare la velocità di spostamento del puntatore sul video, regolare il tempo di pressione dopo il quale il computer risponde e altre importanti modificazioni.

Nel mondo di Internet c’è una sensibilità crescente verso l’accessibilità delle pagine web, e sono gli Stati Uniti tra i più attenti alla problematica; il sito www.cast.org analizza se una determinata pagina web è accessibile oppure no, segnalando poi l’esito dell’esame fatto, ma ancora siamo di fronte ad eccezioni più che a regole…

Questo è ciò che si trova comunemente, a livello standard, e quindi la domanda in definitiva è: il computer è accessibile o no?

Direi proprio che dipende dal tipo di handicap che si considera; nella maggior parte dei casi è necessario che il sistema operativo venga integrato da altro software e/o hardware personalizzato per essere accessibile.

Anche parlando di software didattico, argomento principe del Corso di Alta Qualificazione, a parte alcune eccezioni, non ha più di tanto senso parlare di software didattico per bambini in situazione di handicap, quanto di software didattico accessibile ed utilizzabile da bambini in situazione di handicap, perché questo è il vero problema; ci sono tantissimi programmi “comuni” ben fatti e stimolanti che però funzionano solo con sistemi di puntamento, che non sono compatibili ai vari sensori sostitutivi il mouse, precludendo di fatto la possibilità d’uso attivo a chi è affetto per esempio da disabilità motorie rilevanti, e l’incidenza di casi di questo genere nelle nostre scuole è elevata! Sarà che a me è successo per un alunno che ho seguito in passato e la tematica mi sta particolarmente a cuore…

Parlando di ausili tecnologici e informatici si apre un oceano di possibilità, non è il caso in questa sede di affrontare una trattazione analitica dell’argomento, le classificazioni e le tipologie sono moltissime, le fonti da cui attingere ormai innumerevoli, specie in riferimento ad Internet; quello che voglio fare è citarne una in particolare, sia perché è una delle più complete, sia perché è stata la prima in assoluto dalla quale ho attinto personalmente e nella quale mi sono inevitabilmente persa: www.ausilioteca.org , è l’Ausilioteca di Bologna, un servizio pubblico O.N.L.U.S. che vanta oggi circa quindici anni di “servizio”, essendo nata nel lontano 1987.

MA CHI SCEGLIE IL SISTEMA D’AUSILIO PIÚ ADEGUATO?

Sicuramente l’insegnante non può, o meglio, non deve ordinare per posta un sensore sfogliando un catalogo…

La scelta deve mettere in gioco competenze necessariamente multidisciplinari per poter effettuare una valutazione adeguata e per elaborare un progetto organico intorno all’adozione di un sistema di ausilio, che implica in moltissimi casi l’esigenza di personalizzazione anche riguardo agli aspetti tecnici e d’uso.

È quindi fondamentale rivolgersi a Centri specializzati che sono in grado di offrire informazione, consulenza, valutazione, supporto, formazione, possibilmente centri O.N.L.U.S. per evitare qualsiasi tipo di limite e interesse di mercato.

E non ha tanto senso che una volta individuato il Centro l’insegnante vada da solo con il bambino, è assolutamente necessario il coinvolgimento di tutti gli operatori e le figure impegnate nel processo di integrazione della persona in situazione di handicap, per garantire un approccio olistico alla persona, per individuare soluzioni più adeguate e reali possibili.

Nel nostro Paese i Centri specializzati di cui si è parlato non sono molti rispetto alle reali necessità, ma qualcosa si sta movendo per esempio proprio nella regione Umbria, a Trevi è nato di recente il C.O.A.T. (Centro Orientamento Ausili Tecnologici), in fase ancora di consolidamento e strutturazione organizzativa, ma potenzialmente di notevole qualità professionale.

E in riferimento a questi centri è da sottolineare la nascita del G.L.I.C (gruppo di lavoro interregionale centri ausili informatici ed elettronici), con lo scopo fondamentale di istituire una rete di contatti tra i centri dislocati nel territorio nazionale; tale gruppo di lavoro è stato presentato pubblicamente nel febbraio 1997 a Bologna in occasione della prima edizione della mostra – convegno “HANDImatica”, una delle iniziative sicuramente più valide e formative riguardante l’informatica al servizio dell’ handicap.

QUALCOSA DA SOTTOLINEARE CON CHIAREZZA

È molto pericoloso investire un sistema d’ausilio di poteri miracolistici e di assoluta risoluzione delle molteplici e spesso complesse problematiche che vive una persona in situazione di handicap, sia per la persona stessa che per i familiari che potrebbero alimentare speranze e aspettative troppo elevate.

L’ausilio perfetto, hardware o software che sia, non esiste.

Gli ausili tecnologici e informatici hanno potenzialità considerevoli, in alcuni casi sbalorditive, ma sono comunque mezzi, strumenti e come tali posseggono pregi e limiti, idoneità per alcune situazioni e scopi, e non per altri. E tali strumenti offrono il meglio a condizione che siano conosciuti approfonditamente dall’insegnante, che questi abbia ben chiaro lo scopo, l’intenzione educativa per cui l’utilizza, che sappia come, quando, per quanto utilizzarli.

In concreto si può dire senz’altro che l’efficacia del risultato dipende dalla preparazione dell’insegnante molto più che dalla qualità intrinseca dello strumento.

IL SOFTWARE DIDATTICO MULTIMEDIALE, UNA POTENZIALE GRANDE RISORSA

L’evoluzione tecnica nel campo dell’informatica è stata enorme negli ultimi dieci anni e, parlando di software didattico, grande è stato l’investimento anche in termini di consapevolezza della valenza didattica di tale strumento multimediale.

Confrontando un software prodotto dieci anni fa, con un software multimediale attuale, l’elenco delle persone coinvolte nell’ideazione e sviluppo nella maggior parte dei casi è aumentato sensibilmente, proprio perché oggi si tiene conto dell’apporto di diversi esperti che contribuiscono alla sua progettazione e realizzazione, mettendo in circolazione prodotti più ricchi non solo dal punto di vista della quantità delle attività proposte, ma soprattutto di competenza professionale, quindi di qualità, professionisti nel campo dell’informatica ma anche nel campo didattico, educativo, riabilitativo.

Una trattazione analitica dei tipi di software didattici multimediali, specie parlando di difficoltà di apprendimento, è arduo e dispendioso compito che non sono in grado di affrontare in questa sede.

Credo però che sia d’obbligo riflettere su alcune importanti caratteristiche, condizioni, criteri di scelta per far sì che il software didattico sia realmente una valida risorsa, un valido sussidio e non un inutile oggetto acquistato seguendo una moda.

Quelli solitamente usati sono chiamati programmi chiusi, caratterizzati da contenuti invariabili; i software aperti sono invece quei programmi che forniscono una struttura, una cornice all’interno della quale è possibile inserire, più o meno liberamente, contenuti personalizzati (ad esempio “Autore Junior” della Erickson, personalmente in uso). I software didattici multimediali comunemente in commercio appartengono alla prima categoria e quindi, parlandone, a questi mi riferirò.

Alcuni programmi sono tematici e trattano un unico argomento stimolando quindi abilità cognitive dello stesso tipo (ad esempio l’area logico – matematica), altri invece propongono attività diverse coprendo più aree.

In alcuni software l’insegnante o l’alunno può decidere e selezionare il livello di difficoltà da affrontare, in altri casi è il programma stesso che memorizza i progressi di chi l’utilizza e propone via via livelli di complessità crescente.

Quasi sempre viene fornito un feedback per le attività svolte, prevedendo gratificazioni (visive o uditive) in caso di successo, incoraggiamenti e facilitazioni in caso di errore.

La difficoltà più comune nella scelta di un software didattico è quella di trovare un prodotto già completo che risponda integralmente ai bisogni, e in modo particolare il quadro si complica se il bambino che deve utilizzarlo ha problemi motori o sensoriali, in questi casi, infatti, è molto difficile trovare un programma completamente accessibile e fruibile (software didattico accessibile da più che per bambini con handicap…come già accennato in precedenza).

Per esempio all’interno della maggior parte dei programmi in commercio non è possibile ingrandire il puntatore, bisogno fondamentale per un bambino ipovedente!

… e ancora, la scansione prevista da alcuni software (già caso raro…) è a volte pressoché inutilizzabile in quanto la freccia che si sposta automaticamente per consentirne l’utilizzo tramite un sensore è molto poco visibile! E tanti altri potrebbero essere gli esempi a testimonianza della difficoltà di reperire software didattico utilizzabile da alcuni bambini.

Altro parametro da considerare perché il software sia utile, è l’adeguatezza del prodotto in riferimento al ruolo sociale del bambino, è quindi importante compiere una valutazione delle modalità di presentazione delle attività.

Molto spesso i programmi sono legati rigidamente all’età per quanto riguarda la presentazione grafica e lo stile d’approccio con “l’utente”. I software didattici che propongono gli ambienti di lavoro più semplici e quindi maggiormente fruibili da chi presenta difficoltà motorie, ma anche relativi ad abilità cognitive semplici, sono spesso legati a contenuti adatti a bambini molto piccoli: proporre attività di chiara connotazione infantile ad un bambino di dieci anni, con difficoltà cognitive o motorie ma adeguato a livello relazionale e sociale, può provocare netti quanto giustificati rifiuti… come biasimarlo!

A complicare la già difficile e complessa scelta di un software didattico che può fare al caso nostro è poi il fatto che i programmi più curati e studiati da persone che si occupano in maniera particolare di handicap, e quindi che prevedono una maggiore accessibilità del prodotto, non sono nella grande distribuzione e questo significa sia che vanno appositamente ordinati ma anche che solitamente i costi non sono proprio contenuti…

E neanche è facile poter “provare” il software, le versioni dimostrative sono poche ed è assurdo, direi poco professionale, acquistare un programma senza poterne valutare attentamente la reale rispondenza ai propri bisogni.

Parlando di “persone che si occupano in maniera particolare di handicap” un nome mi sento proprio di farlo: è l’ ASPHI. Si tratta dell’Associazione per lo Sviluppo di Progetti Informatici per Handicappati (O.N.L.U.S.), è nata nel 1984 e collabora con il mondo della scuola e della riabilitazione (docenti, pedagogisti, psicologi, clinici, operatori della riabilitazione), con istituti di ricerca e case di software.

Nello specifico i software realizzati con il coordinamento di quest’associazione vengono distribuiti dalla Coop.“Anastasis” di Bologna; una nota di qualità dei prodotti è per esempio che il software didattico è accompagnato da schede “Progetto” che rendono consultabile il progetto stesso e le finalità che hanno guidato la creazione del programma, aiutando così a verificare l’idoneità del sussidio per il perseguimento degli obiettivi didattici che ci si prefigge di conseguire e fornendo inoltre ulteriori spunti per il suo utilizzo.

Da tutto ciò che è stato evidenziato emerge in definitiva che i software didattici, ma più in generale gli ausili tecnologici e informatici, possono essere una grande risorsa, un efficace sussidio in termini di apprendimento se la valutazione e quindi la scelta viene operata conoscendo realmente il bambino, rispettandolo come persona e come alunno, inquadrando l’uso degli strumenti in percorsi di formazione appropriati, coerenti ai suoi bisogni, alle sue potenzialità, alle sue capacità.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

“ Gli ausili tecnologici: una meta possibile” a cura di Susanna Andronico, Claudio Bitelli, Franca Gamberini, La rete dei Centri italiani, GLIC 2000

“Tecnologie didattiche e scuola”, a cura di Donatella Persico, CNR – Istituto Tecnologie Didattiche, 2001

(Ins. Malvena Bengasini malvena@tiscali.it )


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