31/01/2000

INFORMATICA E DIFFICOLTA' DI APPRENDIMENTO: vantaggi e limiti (dai software didattici tradizionali agli ipertesti e ipermedia) 

(Prof.ssa Nadia Barbieri)

(dalla tesi del corso di Alta Qualificazione per insegnanti di sostegno del Provveditorato di Mantova)

L’uso del personal computer nelle difficoltà di apprendimento presenta una serie di vantaggi molto rilevanti rispetto ai metodi tradizionali d’insegnamento.

Vantaggi

Uno dei vantaggi e forse il più importante è legato agli aspetti motivazionali del mezzo informatico. Gli alunni mostrano spesso carenze motivazionali legate proprio alle difficoltà e alle precedenti esperienze di insuccesso. Dato che i ragazzi anche in difficoltà di apprendimento tendono a passare molto tempo davanti al computer, più che sopra un libro o un quaderno, la loro attenzione nello svolgere i compiti proposti con il PC è di solito maggiore.

La promessa di lavorare con il computer può ottenere anche uno sforzo attentivo prolungato in attività didattiche tradizionali.

Un altro vantaggio consiste nel fatto che il computer si presta bene all’uso di percorsi didattici molto strutturati, programmi costruiti su precisi obiettivi per insegnare qualsiasi tipo di abilità, quindi, il vero problema non è progettare un percorso didattico, ma svolgerlo. Il computer svolge con precisione i compiti sistematici e ripetitivi nei quali l’essere umano rischia spesso di sbagliare, perdere il filo o – peggio – la pazienza. Inoltre il computer permette un feedback informativo e motivazionale sistematico, esigenza tipica degli alunni con difficoltà di apprendimento.

Il PC, diversamente da un insegnante, non dimenticherà mai di segnalare al suo alunno che una risposta è corretta.

Un terzo vantaggio si riferisce al fatto che l’ausilio informatico non è di solito vissuto dal bambino come una " protesi per handicappati ", cosa che avviene spesso per gli ausili didattici tradizionali come le schede di recupero o i libri di testo facilitati. Al contrario, il PC è visto come uno strumento usato dalle persone grandi e intelligenti e questo contribuisce a mantenere l’autostima a livelli adeguati, anche in presenza di un programma molto strutturato. L’adolescente insufficiente mentale lieve ha netta coscienza del suo stato d’adolescente, tanto che rifiuta decisamente programmi didattici " infantili ". Perciò, se da un lato i suoi deficit sul versante cognitivo e degli apprendimenti scolastici rendono necessario un adattamento dei contenuti proposti, dall’altro la costruzione di una positiva immagine di Sé esige un adattamento anche della forma di presentazione dei contenuti, pena lo scivolamento verso il totale disinteresse per le attività proposte.

Limiti

I software didattici tradizionali presentano alcuni limiti, il primo dei quali è costituito dal fatto che la didattica assistita da computer, con programmi rigidi e ripetitivi, rischia di produrre un apprendimento meccanico, che toglie all’alunno ogni spazio di libertà creativa e ragionamento autonomo.

Il secondo limite sta nel fatto che l’uso di software didattici tradizionali richiede all'alunno alcuni prerequisiti fondamentali che non sempre i bambini con difficoltà d’apprendimento possiedono. Il bambino che non sa leggere o con difficoltà di comprensione del testo non potrà usare i programmi che comunicano attraverso scritte sul monitor

La validità e l’efficacia del software si riducono notevolmente se un adulto, che affianca il bambino, è costretto a leggere tutte le istruzioni che compaiono sul video.

Il terzo limite si riferisce al rischio che l’uso del PC a scuola inibisca la socializzazione dell’alunno con difficoltà d’ apprendimento che, solo, davanti al monitor, perde preziose occasioni per stare con i compagni e imparare ad interagire con loro.

Nuovi software didattici

L’evoluzione tecnica nel campo dell’informatica ha permesso di superare, almeno in parte, i limiti dei software didattici tradizionali. Le interfacce grafiche e le tecnologie multimediali aprono oggi prospettive interessanti a tutti coloro che lavorano nel campo dell’educazione e del recupero cognitivo di alunni con difficoltà di apprendimento.

Il termine multimedialità indica infatti la possibilità di usare più canali per l’interazione utente-macchina in particolare, la possibilità di presentare contemporaneamente scritte, immagini, animazioni, suoni e voce. E’ proprio la voce umana non sintetizzata che permette oggi l’insegnamento della lettura anche con il PC. Le caratteristiche multimediali di un software didattico lo rendono adatto anche ad alunni che non sanno né leggere né scrivere perché tutta l’interazione avviene, da parte del sistema, attraverso la voce, e da parte del bambino attraverso il mouse. I programmi didattici multimediali propongono percorsi flessibili e stimolanti, favoriscono un apprendimento più attivo e collaborativo e possono essere usati anche da bambini che non sanno leggere o che comunque avrebbero difficoltà a comprendere istruzioni scritte. Non risolvono però il terzo limite, cioè quello di isolare l’alunno, limite tanto più grave nel caso di alunni in situazione di handicap per i quali la socializzazione è essenziale

A questo problema, anche se naturalmente in modo parziale, fornisce una possibile risposta la tecnologia ipertestuale e ipermediale. Semplificando al massimo, si può dire che un ipertesto è un testo elettronico che si legge sul video anziché sulla carta e che, a differenza di un libro, può essere "sfogliato" in più direzioni. Le direzioni di lettura che si possono seguire in un ipertesto sono molto varie; un po’ come quelle di uno studioso che, mentre legge un libro, trova una parola che non conosce e va a cercarla sul dizionario; trova il nome di un personaggio storico di cui sa poco e va in biblioteca a consultare testi che parlino di lui, e così via, con la differenza che in un ipertesto tutti questi "spostamenti" possono essere fatti con un semplice clic del mouse. Un ipertesto può essere letto seguendo direzioni diverse, a seconda dei propri interessi, delle proprie preferenze e delle proprie esigenze di apprendimento. In genere, questo spostarsi da una parte all’altra di un ipertesto viene detto navigazione. Così il lettore di un ipertesto naviga attraverso le pagine con una libertà sconosciuta al lettore di un libro tradizionale. Infine, se l’ipertesto è anche multimediale prende il nome di ipermedia o sistema ipermediale.

Cosa c’entra tutto questo con il terzo limite dei software didattici tradizionali? Il computer isola un alunno dal contesto della sua classe se, mentre in classe i compagni leggono l’antologia, l’insegnante lo porta nell’aula del computer a fare esercizi di qualsiasi altro tipo.

L’ipermedialità, ci permette a volte di usare il computer proprio per rendere significativa la presenza in classe di un ragazzo in difficoltà. Un programma ipertestuale o ipermediale può infatti costituire una specie di "ponte" tra la programmazione di classe e i bisogni formativi dell’alunno con difficoltà di apprendimento.

Si può risolvere questo problema attraverso la costruzione di una versione ipertestuale di un brano dell’antologia adottata in classe. Il testo può essere sfogliato e letto direttamente sul monitor del computer. Quando si incontrano parole difficili, che normalmente ci costringerebbero ad interrompere la lettura per andare a cercarne il significato su un vocabolario, è sufficiente cliccare sopra di esse con il mouse per avere la spiegazione. Ogni pagina è seguita da prove di comprensione che permettono di verificare se il ragazzo ha capito ciò che ha letto fino a quel punto. Alla fine non si potrà dire che il ragazzo ha letto tutti i brani dell’antologia ma almeno ne saprà qualcosa e, da un punto di vista sociale e relazionale, avrà avuto un grande beneficio perché avrà studiato le stesse cose dei suoi compagni. Inoltre quando farà vedere ai suoi compagni il suo lavoro, tutti gli staranno intorno, vorranno partecipare a quello che fa e lo faranno sentire al centro dell’attenzione.

Concludendo i vantaggi degli strumenti multimediali possono essere così riassunti:

  1. Le presentazioni ricche di disegni e di animazioni e la libertà di navigazione tendono a non produrre apprendimenti rigidi, meccanici e poco generalizzabili
  2. Grazie all’uso della voce, i software di questo genere possono essere facilmente utilizzati anche da alunni con gravi carenze di lettura e di comprensione del testo
  3. Non isolano l’alunno in difficoltà ma al contrario, se usati adeguatamente, rendono più significativa la sua presenza nel gruppo, permettendogli di avvicinarsi agli stessi argomenti affrontati dai compagni
  4. Di norma gli alunni lavorano volentieri, con meno fatica e con più attenzione
  5. L’insegnante è avvantaggiato perché usa strumenti che forniscono automaticamente una valutazione dei progressi dell’alunno, dei suoi punti forti e delle sue difficoltà
  6. Infine, a differenza di quanto succede con le schede di recupero tradizionali, i bambini che lavorano con i programmi software non si sentono trattati come alunni difficili: al contrario vivono l’uso del computer come un riconoscimento delle loro capacità e dei loro meriti, e questo ha effetti positivi molto rilevanti sulla loro autostima

Prof.ssa Nadia Barbieri (bbaral@tin.it)