23/07/2001

LA COMUNICAZIONE AUMENTATIVA/ALTERNATIVA E L'UTILIZZO DEL CODICE ALFABETICO NELLA COMUNICAZIONE "FACCIA A FACCIA". Esempi di strategie e strumenti. 

(Dott.ssa Vittoria Stucci)

Prima Parte

La Comunicazione Aumentativa/Alternativa (CAA) si riferisce a forme addizionali di comunicazione che aumentano o sostituiscono il linguaggio verbale orale e scritto in soggetti che presentano difficoltà in queste aree.

L’obiettivo fondamentale di un intervento di CAA è dunque quello di favorire l’interazione ed aumentare l’integrazione sociale della persona disabile. Tenendo sempre presente questa finalità generale, è possibile raggiungere anche altri scopi:

  • colmare il “gap” tra comprensione ed espressione
  • ridurre la frustrazione derivante da fallimenti comunicativi precedenti
  • facilitare lo sviluppo del linguaggio orale
  • facilitare lo sviluppo di abilità di lettoscrittura emergenti
  • aumentare la partecipazione ad attività scolastiche, di gioco, lavorative
  • rendere possibile la ricerca di un impiego professionale
  • etc

Per approfondimenti sull’argomento suggeriamo di leggere gli altri articoli in archivio riguardanti la Comunicazione Aumentativa/Alternativa, in particolare “La comunicazione Aumentativa e Alternativa” in cui sono descritte le premesse generali di questi interventi, alcune tipologie di strumenti ed i punti di riferimento istituzionali in Italia.

In quest’articolo parleremo in particolare dell’utilizzo del codice alfabetico, ovvero di tutti quei casi in cui la persona disabile, pur non essendo in grado di esprimersi oralmente, è in grado di leggere e di utilizzare il codice alfabetico (anche solo parzialmente) con adeguati supporti. Rimandiamo all’articolo “I sistemi grafici in Comunicazione Aumentativa/Alternativa” per approfondimenti su altri sistemi simbolici.

L’utilizzo del codice alfabetico può riguardare due situazioni distinte: la comunicazione “faccia a faccia” e la comunicazione a distanza.

 

Il codice alfabetico nella comunicazione “faccia a faccia”

Il caso tipico di un utente CAA che utilizza il codice alfabetico è quello in cui la persona disabile indica lettere per comporre parole, frasi con la finalità di trasmettere dei significati.

L’utilizzo della “scrittura” nella comunicazione “faccia a faccia” è completamente diverso rispetto all’uso che ne viene fatto in contesti di normalità (generalmente per la comunicazione differita nel tempo e nello spazio).

Le frasi che vengono composte dalla persona disabile non possono avere le stesse caratteristiche del testo scritto; sono al contrario molto più brevi e strettamente legate alla situazione contingente.

La qualità degli scambi con un soggetto non parlante che utilizza il codice alfabetico sono radicalmente diversi rispetto alle normali interazioni: vengono infatti a mancare tutti gli aspetti non verbali della comunicazione (la comunicazione analogica ha ruolo determinante nella trasmissione dei significati). Da ciò ne consegue che non è lecito attendersi degli scambi con la medesima “coloritura” del linguaggio orale.

L’utilizzo del codice alfabetico in CAA comporta comunque diversi vantaggi:

  • con poco più di 20 simboli (lettere e necessari segni di punteggiatura) è possibile trasmettere un numero elevatissimo di significati,
  • se i simboli sono in numero ridotto, le dimensioni dei supporti diminuiscono (meno ingombro a vantaggio della trasportabilità),
  • il codice è comprensibile quasi a tutti, sono dunque facilitate le interazioni con persone sconosciute,
  • il codice alfabetico suscita meno stupore e resistenze.

Dopo aver elencato i vantaggi più immediati, ci sembra doveroso evidenziare anche i limiti di tale sistema:

  • le richieste cognitive sono superiori rispetto agli altri sistemi simbolici
  • il sistema è inadatto a bambini piccoli
  • il codice non è comprensibile ai bambini in età prescolare, che vengono dunque esclusi da questo tipo di interazioni
  • la velocità degli scambi rispetto agli altri sistemi è drasticamente ridotta, la comunicazione diviene più lenta e faticosa (i tempi di attenzione dell’interlocutore parlante sono molto brevi, in letteratura sono riportati diversi casi di bambini che rinunciano a completare i loro discorsi per non affaticare eccessivamente l’interlocutore)
  • nei casi in cui l’utilizzo del codice alfabetico è parziale, è più facile perdere di vista l’obiettivo primario, la comunicazione, privilegiando attività che facilitano l’apprendimento della lettoscrittura.

Quest’ultimo punto si riferisce all’utilizzo limitato del codice alfabetico, ovvero al caso in cui la persona non parlante non padroneggia completamente tale codice. Ecco alcuni esempi di competenze parziali: capacità di riconoscere alcune parole, capacità di discriminare l’iniziale (nel sistema Bliss, Carolina o un altro nome proprio femminile che inizia con “C”, è il simbolo di donna preceduto dalla lettera “C”), capacità di copiare, capacità di scrivere alcune parole. In ogni caso è importante valutare in che modo è possibile utilizzare le competenze possedute dall’utente.

Riportiamo di seguito alcuni esempi di strumenti a supporto della comunicazione con il codice alfabetico.

Ausili poveri: tabelle alfabetiche ed etran

Le tabelle alfabetiche sono supporti contenenti le lettere dell’alfabeto ed alcuni necessari segni di punteggiatura (ad esempio il punto per indicare la fine di un discorso, il punto interrogativo, etc).

Le dimensioni delle tabelle alfabetiche sono estremamente variabili, oscillanti tra 10x15 cm a 50x60 cm, perché devono adattarsi alle modalità di indicazione della persona disabile. Generalmente l’utente indica lettera per lettera e la fine di parola, l’interlocutore parlante deve tenere a mente le lettere e verbalizzare la parola intera dopo l’indicazione dell’ultima.

Le tabelle alfabetiche possono essere utilizzate anche a scansione: il facilitatore legge lettera per lettera, il disabile dà il suo assenso quando sente la lettera che interessa. Il questi casi, il facilitatore fornisce il feedback verbalizzando le parole costruite. Gli svantaggi principali sono due: la velocità degli scambi diminuisce ulteriormente, è necessario che l’interlocutore abbia esperienza (sono diversi i compiti che deve effettuare contemporaneamente). Il vantaggio più evidente è la riduzione del supporto contenente le lettere.

In entrambi i casi, indicazione diretta e scansione verbale, il soggetto parlante può aiutare la persona disabile facendo una sorta di predizione di parola quando il significato è quasi ovvio; il pericolo è che questa funzione venga esercitata in modo eccessivo, togliendo dunque alla persona non parlante la possibilità di terminare.

Nel caso della scansione è possibile mettere in atto alcune strategie di velocizzazione, ovvero partire da una scansione per gruppi e passare alla scansione lineare (elemento per elemento) solo nel gruppo selezionato.

In tutti i casi la disposizione delle lettere sul supporto deve essere organizzata in modo da ottimizzare la selezione.

L’etran è un supporto trasparente che viene utilizzato per l’indicazione di sguardo. Le lettere vengono poste sulla superficie trasparente; il facilitatore regge il supporto in modo tale da vedere contemporaneamente le lettere e gli occhi della persona (praticamente l’etran è posto di fronte ad entrambi gli interlocutori), il soggetto disabile guarda la lettera interessata e l’interlocutore fornisce il feedback.

Il nome esatto di questo ausilio è infatti pannello di comunicazione di sguardo (P.C.S., da non confondere con i simboli che hanno lo stesso nome).

Il P.C.S. ha una dimensione rettangolare, i più piccoli sono circa 20x30cm, i più grandi 50x60 cm. La dimensione tipica è circa 35x45 cm.

Negli U.S.A. vengono utilizzati con un foro centrale (in pratica il pannello è una grande cornice) per consentire all’utente di guardare l’interlocutore senza che ciò venga scambiato per la selezione di una lettera.

Il supporto, che deve essere perfettamente trasparente, può essere rigido o flessibile. In questo secondo caso il P.C.S. diviene più facilmente trasportabile (può essere arrotolato), ma si usura più velocemente.

Anche in questi casi la disposizione deve facilitare il più possibile l’indicazione di sguardo nel caso specifico.

Segnaliamo alcuni suggerimenti per la costruzione di un P.C.S:

  • Spesso la lettera “Q” è seguita dalla “U”
  • Viene inserito un carattere che indica la fine di parola (spazio)
  • E’ presente un simbolo di correzione (“Ti sei sbagliato”)
  • Possono essere presenti il punto interrogativo e esclamativo
  • Si utilizza un set di caratteri ad alta leggibilità (generalmente il font è Arial)
  • L’altezza minima delle lettere è 2.5 cm, quella ottimale 3.5 cm circa
  • Il colore deve essere scuro, i segni di punteggiatura vengono evidenziati utilizzando altri colori; in alcuni casi vengono evidenziate con un colore diverso le vocali

Il criterio di disposizione delle lettere dovrebbe essere il medesimo che è stato utilizzato per la costruzione della tastiera standard (QWERTY): le lettere che hanno un elevata probabilità di essere vicine nelle parole dovrebbero essere distanziate nell’etran. In realtà viene utilizzata una disposizione ordinata per facilitare l’utente, in molti casi si usa l’ordine alfabetico, in altri viene costruito un quadrante con le sole vocali.

Questi ausili sono semplici ed immediati e facilmente trasportabili. Lo svantaggio più evidente è la richiesta cognitiva necessaria, sia da parte dell’utente che da parte dell’interlocutore parlante. Il motivo principale è che questi ausili sono privi di memoria che viene dunque esercitata dagli interlocutori.

Ausili tecnici

Gli ausili tecnici hanno invece questa caratteristica aggiuntiva: possiedono una memoria. Possiamo suddividere questa categoria di ausili in 4 famiglie:

  1. comunicatori alfabetici portatili
  2. comunicatori avanzati con schermo tattile
  3. ausili portatili collegabili anche al PC
  4. PC e computer portatil

Rimandiamo ad un prossimo articolo la trattazione dettagliata dei primi tre punti e un confronto tra l’utilizzo del computer e le altre tipologie di ausili (in particolare i comunicatori alfabetici portatili). Per ciò che riguarda l’utilizzo del PC per la videoscrittura è possibile visionare l’articolo in archivio “Ausili per la videoscrittura”.

In conclusione riteniamo importante ribadire la multimodalità della CAA. In quest’articolo abbiamo parlato di comunicazione con il codice alfabetico. Il grande vantaggio è la varietà di significati che è possibile trasmettere, il limite più evidente riguarda i tempi. Per questo motivo nulla vieta di utilizzare altri sistemi per trasmettere messaggi di uso frequente. Ad esempio sulla tabella alfabetica o sull’etran possono essere presenti anche alcuni simboli grafici per comunicazioni di routine (“ho bisogno di andare in bagno”, “sono stanco”, etc).

Ogni sistema utilizzato deve essere funzionale e facilitare gli scambi, per questo motivo non ci sono regole fisse da rispettare, al contrario è necessario scegliere il sistema che più facilmente permette di ottenere il risultato che ci si prefigge di conseguire.

 

Bibliografia

Appunti dal seminario “Il codice alfabetico e la CAA” – Scuola di formazione in Comunicazione Aumentativa e Alternativa – Centro Bendetta d’Intino – Anno accademico 1998-’99.

 

Dott.ssa Vittoria Stucci

 


AUSILI PER LA COMUNICAZIONE