27/07/2002

LA DOMOTICA PER IL RECUPERO DELL'AUTONOMIA - capitolo 1 

(Dott.ssa Alessandra Eselli)

“Domotica”, “casa intelligente”, “automazione ambiente”; tutti sinonimi di una stessa scienza che studia particolari sistemi per automatizzare l’abitazione e facilitare di conseguenza l’adempimento di molte azioni che solitamente si svolgono in casa.

Nata per lo sfizio di qualche facoltoso, oggi la domotica è diventata un’arma indispensabile per quei disabili motori molto gravi che vogliono riappropriarsi della loro autonomia.

Troppo spesso, a seguito di traumi fortemente invalidanti, molte persone si trovano nella condizione di dover dipendere interamente dai familiari o, nei casi meno fortunati, da sconosciuti: dall’impossibilità di svolgere quelle attività che da sempre hanno costituito la quotidianità di un individuo, deriva quasi sempre una perdita profonda di autostima che rende sempre più lungo e complesso il processo riabilitativo.

Proviamo per un istante a pensare a quante azioni, nell’arco della giornata, siamo talmente abituati a svolgere da non farci nemmeno più caso: apriamo la porta di casa per uscire e suoniamo il campanello per rientrare; accendiamo la luce quando fa buio e la spegniamo se vogliamo dormire; apriamo la finestra se sentiamo caldo e chiudiamo le tapparelle se scoppia un temporale; rispondiamo al telefono quando squilla o facciamo “zapping” con il telecomando della televisione quando siamo stufi dei soliti programmi trasmessi. Potremmo andare avanti per ore a citare innumerevoli cose: ma se un giorno non fossimo più in grado di svolgere da soli nemmeno la più semplice di esse? Quanto ci sentiremmo inutili e frustrati nel dover chiedere in continuazione: “Mi cambi canale per favore? Puoi abbassare il volume? Mi apri la porta del bagno?”, o se dovessimo telefonare ad un amico con qualcuno a fianco che ci tiene la cornetta e che, inevitabilmente, partecipa alla nostra telefonata.

Fortunatamente la tecnologia mette oggi a disposizione innumerevoli sistemi per controllare l’ambiente domestico, alcuni di essi studiati appositamente per disabili, altri facilmente reperibili sul mercato e ideati per automazioni di processi industriali o per necessità di estetica e design.

Molte case produttrici hanno iniziato ormai da qualche anno a produrre elettrodomestici, luci per interni e motori per serrande, controllabili attraverso un piccolo telecomando o programmabili attraverso piccoli cervelli elettronici (quasi dei mini computer) che rendono più facile l’adempimento di molte attività.

Ma proviamo allora a pensare cosa potrebbe significare consentire ad un disabile motorio di controllare interamente quel telecomando: la tapparella si alzerebbe e si abbasserebbe con un semplice comando a distanza; la luce si accenderebbe a richiesta; la lavatrice, caricata e pronta per partire, si avvierebbe con un semplice “clic”.

Se poi riuscissimo a convogliare tutti i telecomandi in un unico sistema, magari tanto intelligente da essere in grado di riprodurre anche il funzionamento dei trasmettitori che solitamente si usano per comandare a distanza lo stereo, la televisione, il videoregistratore, ecc…, avremmo tra le mani un piccolo dispositivo in grado di ridare autonomia anche alla persona la cui mobilità è completamente compromessa.

In questa direzione si sono mosse, da una decina d’anni a questa parte, alcune delle aziende nord-europee che da sempre hanno cercato di ideare dispositivi per l’autonomia dei disabili gravi. Esistono telecomandi programmabili in grado di controllare tutto ciò che è alimentato da corrente e che può essere adattato per ricevere un segnale infrarosso proveniente dal telecomando stesso; alcuni di essi hanno l’aspetto di un trasmettitore tradizionale, altri sono dotati di un display sul quale compaiono i comandi da impartire alle utenze elettriche, alcuni si possono controllare attraverso un computer, altri attraverso lo stesso sistema che ci consente di guidare la carrozzina elettrica; alcuni richiedono interventi particolari sulle utenze elettriche, altri si interfacciano semplicemente con il loro sistema di comunicazione; una cosa accomuna tutti questi dispositivi: tutti consentono la massima accessibilità e possono essere controllati direttamente anche da quelle persone che, apparentemente, non presentano alcuna capacità motoria funzionale residua.

In questa prima parte del nostro viaggio attraverso la Domotica, proviamo a capire meglio da cosa è composto un sistema di automazione ambiente:

SISTEMA DI AUTOMAZIONE AMBIENTE

Schema del sistema di automazione ambiente

Il capostipite del diagramma sopra rappresentato deve necessariamente essere l’UTENTE. Scopo di un sistema di automazione ambiente è infatti quello di adattare l’ambiente domestico alle speciali esigenze di chi lo deve vivere senza stravolgere le modalità standard di gestione delle utenze che normalmente si hanno (vedremo in un secondo momento come le centraline si installino in parallelo ai sistemi esistenti).

Ogni utente, sebbene affetto dalla stessa patologia o dalla stessa disabilità di altri, sviluppa delle abilità residue differenti e pertanto l’INTERFACCIA che le sfrutta deve essere studiata e scelta secondo valutazioni individuali.

Tutti i sistemi di controllo (nel diagramma indicati come UNITA’ CENTRALE) sono stati ideati in modo da accettare comandi da fonti differenti: dalla semplice pressione dei tasti sulla schermata di un telecomando, la cui sensibilità è stata opportunamente aumentata, all’accesso indiretto attraverso il sistema a scansione con sensori esterni, al controllo proporzionale grazie all’utilizzo di un joystick, fino al controllo vocale indipendente o via personal computer.

La prima valutazione da effettuare è quindi quella sulle potenzialità residue dell’utente. E’ fondamentale osservarlo durante le attività quotidiane e conoscere le sue reazioni se posto di fronte a determinati stimoli, al fine di individuare con assoluta precisione un movimento, anche minimo, ma sempre volontariamente ripetibile, da utilizzare per azionare il comando. Vedremo in seguito e nel dettaglio i tipi di comandi disponibili sul mercato.

La seconda valutazione da fare è di tipo meno funzionale ma più pratica: si tratta dell’analisi dei bisogni.

Molto spesso, chi decide di avvalersi di un sistema di automazione ambiente, ha già sviluppato tutta una serie di meccanismi di compensazione, che a volte sono difficili da eliminare. Ancora una volta il nostro compito è quello di osservarli, comprenderli e cercare, ove possibile, di adattare il sistema tecnologico alle abitudini quotidiane.

Ci sorprenderà scoprire come molte funzioni che prima di questa analisi venivano interpretate come indispensabili, risultino essere superflue e ridondanti. Allo stesso modo emergeranno tanti altri piccoli aspetti che in prima analisi sono stati dimenticati. E’ facile ad esempio non considerare più così importante il controllo di elettrodomestici quali forno, cucina in vetroceramica o lavatrice, e rivalutare ad esempio l’utilizzo del telefono in assoluta privacy e autonomia.

Non sottovalutate mai l’importanza di guidare l’utente nell’identificazione dei bisogni e nella scelta dei dispositivi da automatizzare: la vera qualità di un sistema di automazione ambiente si vede anche nella capacità di essere snello, non invasivo sull’ambiente nel quale viene introdotto, gradevole esteticamente e facile da utilizzare. Appesantire troppo un’automazione equivale a contravvenire a tutte queste qualità che fanno della domotica una risorsa.

Sperando di aver stimolato un po’ la curiosità di molti, vi rimando al prossimo incontro per approfondire meglio il cuore del sistema, ovvero quelle che abbiamo definito UNITA’ CENTRALI e che avranno il compito di comunicare con l’utente e con tutte le apparecchiature che si desidera controllare.

Dott.ssa Alessandra Eselli