31/01/2003

LA DOMOTICA PER IL RECUPERO DELL'AUTONOMIA (CAPITOLO 2) 

(Dott.ssa Alessandra Eselli)

L'UNITA' CENTRALE, UN MONDO A PORTATA DI MANO. PARTE PRIMA

E’ passato un po’ di tempo da quando ci siamo lasciati con la promessa di continuare il nostro viaggio attraverso i segreti della domotica e della tecnologia applicata all’automazione ambientale, ma spero comunque che questo non abbia spento la vostra curiosità. Per i più diligenti di voi che hanno conservato il diagramma del quale mi sono servita per dare una visione generale di un sistema di automazione ambiente, siamo al terzo blocco, ovvero il cuore vero e proprio del sistema (/archivio43.htm ).

Dopo aver evidenziato quanto sia importante valutare correttamente le esigenze e i “falsi bisogni” dell’utente, dopo aver attentamente osservato il suo modus operandi e scelto (o meglio suggerito) la giusta interfaccia in grado di amplificare le potenzialità motorie residue, ci aspetta il compito più difficile: districarci nella giungla della tecnologia esistente e scegliere l’unità centrale, ovvero quel dispositivo che dovrà comandare tutte le utenze automatizzate, che meglio incontra le necessità del futuro utilizzatore.

Come abbiamo già accennato nel primo scritto, molte aziende che solitamente si occupano di dispositivi elettronici standard (solo ad esempio citiamo bTicino e Vimar) hanno da qualche hanno rivolto l’attenzione verso il mondo dell’automazione semplice: accensione e spegnimento delle luci, controllo a distanza di termostati e citofoni, ecc. I dispositivi che forniscono sono abbastanza semplici da installare (non necessitano di modifiche ad impianti esistenti nell’abitazione) e sono dotati di un piccolo telecomando a raggi infrarossi che può essere facilmente utilizzato da quelle persone che hanno ridotta mobilità degli arti superiori e che quindi non riuscirebbero a raggiungere un normale interruttore o la cornetta del citofono. Si tratta di dispositivi economici, ma che limitano il numero di funzioni controllabili attraverso un unico telecomando (fino ad un massimo di 4 utenze per ogni telecomando). Viene da se che se l’automazione necessaria è limitata a poche utenze elettriche e che se il disabile non ha eccessive difficoltà motorie, ci si può avvalere di tali strumenti limitando i costi e gli interventi da eseguire da un punto di vista elettrico e murario.

Nel caso invece di persone con importanti disabilità motorie, la scelta deve necessariamente essere indirizzata verso strumenti appositamente ideati per il mondo dell’automazione a supporto della vita indipendente dei disabili.

Anche in quest’area le aziende europee hanno da anni studiato e ideato vari dispositivi che uniscono facilità d’uso e flessibilità di adattamento.

Consentitemi una breve divagazione tecnica sulle modalità di comunicazione tra unità centrale e utenze da comandare.

La comunicazione tra l’unità che impartisce il comando e l’utenza che deve eseguirlo può avvenire principalmente secondo quattro modalità:

raggi infrarossi
radio frequenze
onde convogliate
trasmissione bus
(Non me ne vogliano male coloro che, forti di un’infarinatura tecnica, noteranno l’uso di una terminologia non sempre appropriata, ma l’obiettivo di questi incontri è quello di rendere certe informazioni alla portata di tutti).

Per quanto riguarda i raggi infrarossi e le radio frequenze, il concetto di base è abbastanza simile: il segnale viaggia nell’etere, parte dal trasmettitore e raggiunge il dispositivo di “traduzione del segnale” che trasmetterà il comando all’utenza vera e propria. La sostanziale differenza tra i due “raggi” è l’impossibilità degli infrarossi di attraversare i corpi opachi (muri, porte, persone, qualunque ostacolo solido) e quindi la necessità di sfruttare la riflessione del raggio contro di essi per raggiungere l’obiettivo. Le radio frequenze possono invece attraversare i muri e non hanno bisogno quindi di riflettere il segnale contro gli ostacoli perché possono semplicemente “passargli attraverso”.

Pregi e difetti: naturalmente con i raggi infrarossi è sempre possibile controllare visivamente l’utenza che si sta comandando e quindi il rischio di dare un comando errato o indesiderato (aprire la porta d’ingresso quando ci si trova al piano superiore o aprire l’acqua in bagno quando si è in salone a guardare la televisione) è molto ridotto; grazie inoltre alla non interferenza dei segnali tra locali divisi da muri, è possibile utilizzare uno stesso comando per controllare utenze diverse (un solo tasto potrebbe essere dedicato all’accensione di tutte le luci della casa: risponderà solo l’interruttore presente nella stanza in cui ci si trova), riducendo il numero di funzioni da memorizzare. Ne consegue naturalmente che l’unità di controllo deve seguire la persona.

D’altra parte, le radio frequenze consentono, senza l’aggiunta di dispositivi di trasmissione del segnale da una stanza all’altra, di comandare anche utenze molto lontane dal punto in cui si trova la persona o l’unità di controllo. Di conseguenza, non è indispensabile che l’unità di controllo sia posizionata nelle immediate vicinanze della persona (scelta da effettuare anche in base all’interfaccia di attivazione che si adotta: pulsante con cavo, comando vocale con radio microfono, ecc….). E’ pur vero che ogni utenza deve avere il suo comando e le funzioni da memorizzare aumentano notevolmente di numero.

Per quanto riguarda le altre due modalità, ancora una volta sono accomunabili nella categoria della trasmissione via cavo.

Il segnale, digitale (sequenza di numeri) o analogico (valore di tensione), viene trasportato da un cavo, che può essere dedicato (bus) o la normale rete elettrica (onde convogliate), raccolto dalla solita unità di traduzione e inviato all’utenza sotto forma di segnale.

E’ abbastanza facile comprendere che nel caso di interventi di ristrutturazione o adattamento post costruzione, la modalità su cavo dedicato comporta un pesante intervento murario ed impiantistico (la si consiglia principalmente in caso di costruzione ex novo).

Tutte e quattro le modalità sono comunque adottate e hanno dato buoni risultati. La scelta, ancora una volta, deve essere condotta sulla base di un’attenta analisi dei bisogni e della situazione ambientale esistente.

Va comunque detto che i dispositivi più diffusi restano quelli a raggi infrarossi, grazie alla loro caratteristica di sicurezza e controllabilità.

Sul mercato italiano è possibile trovare due famiglie di unità centrali a raggi infrarossi: i telecomandi programmabili (citiamo come esempio il telecomando GEWA Prog o Sicare Pilot) e le unità multifunzione programmabili (Easy Rider).

I primi sono dei telecomandi apparentemente comuni, ma capaci di riprodurre tutti i codici infrarossi dei dispositivi standard quali televisione, videoregistratore, ecc e associarli ai loro tasti. La selezione può avvenire secondo modalità diverse, a seconda dall’interfaccia speciale utilizzata (scansione un tasto, controllo vocale, ecc…).

I secondi hanno la stessa caratteristica di programmabilità e funzionamento stand-alone, ma aggiungono il vantaggio di poter essere facilmente interfacciati a carrozzine elettriche, letti elettrici, ecc, fornendo anche all’utente molto grave un unico strumento per il controllo insieme della mobilità e dell’ambiente circostante.

Con queste premesse, non ci resta che scendere nel dettaglio ed analizzare meglio i dispositivi che abbiamo appena menzionato, magari cercando di ipotizzare una tipologia di utenza adeguata per le diverse caratteristiche.

Ma come avrete ormai immaginato, questo sarà l’obiettivo del prossimo numero, che non tarderà a farsi leggere.

 

Dott.ssa Alessandra Eselli