Con bambini che presentano severe compromissioni funzionali, il problema principale, quando si pensa ad un’attività di gioco, è di tipo operativo, riguarda cioè “cosa fare”: spesso infatti le possibilità di azione che la patologia rende disponibili sono limitatissime. Accade quindi che le attività ludiche siano sporadiche e poco adatte all’effettivo grado di sviluppo del bambino. Per i soggetti in età evolutiva, le esperienze di gioco possono essere considerate preziose attività non solo perché favoriscono lo sviluppo cognitivo, affettivo e motorio, ma anche perché sono momenti insostituibili in cui si instaurano relazioni interpersonali positive e, nei casi di gravi compromissioni del linguaggio espressivo, perché creano occasioni stimolanti in cui il “fare” può essere legato al “comunicare”. Soprattutto nei bambini molto piccoli il gioco rappresenta senz’altro la forma di comunicazione privilegiata. Le limitazioni motorie, sensoriali, cognitive e del linguaggio riducono la qualità del gioco e spesso rendono il giocare un’esperienza frustrante. La discrepanza tra progettualità e capacità esecutive del bambino può portare ad un disinvestimento nei confronti dell’attività ludica, un atteggiamento che può provocare con il passare del tempo ad una generale diminuzione della motivazione a interagire con l’ambiente circostante, a rapportarsi e a comunicare con gli altri. Il ricorso a semplici adattamenti di comuni giocattoli, la messa a punto di strategie facilitanti ed il ricorso a giocattoli progettati per bambini con bisogni speciali permettono di restituire a questi bambini il piacere e le opportunità offerte dalle attività ludiche.
