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Il gioco infantile è da molti decenni al centro delle riflessioni teoriche di ambito psico-pedagogico.
Il gioco rappresenta infatti uno dei modi privilegiati per esplorare il mondo esterno e quello delle relazioni interpersonali, per sviluppare abilità motorie e cognitive, per sperimentare ruoli, per agire la propria creatività.
La presenza deficit sensoriali, cognitivi o motori può tuttavia rendere difficoltosa, da parte di bambini con disabilità, la partecipazione alle attività ludiche dei coetanei, fatto che ne limita le opportunità di sviluppo e di inclusione.
Questo ordine di problemi può essere parzialmente o del tutto risolto strutturando il setting di gioco in modo da aggirare gli ostacoli specifici posti dalla disabilità e offrire così ai bambini un maggiore grado di autonomia e una più ampia libertà nel gioco.
