Negli ultimi venti anni la clinica ha messo a punto percorsi terapeutici in grado di sostituire e rinforzare modalità comunicative diverse dal linguaggio orale, qualora non sussistano realistiche possibilità di acquisizione di un linguaggio funzionale, a causa di deficit permanenti o temporanei.
La lingua parlata non è infatti che una delle molteplici possibilità comunicative umane, pur rappresentando il codice privilegiato.
Il linguaggio dei segni, la mimica, l’indicare oggetti, figure, simboli, lettere o parole sono tutte forme alternative di linguaggio che possono rivelarsi altrettanto funzionali e gratificanti.
Questo approccio multimodale, noto come Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) è un settore della pratica clinica che si pone come obiettivo la compensazione di una disabilità (temporanea o permanente) del linguaggio espressivo e il superamento degli ostacoli sociali e relazionali dovuti al deficit del linguaggio; vengono infatti create le condizioni affinché il disabile abbia l’opportunità di comunicare in modo efficace, ovvero di tradurre il proprio pensiero in una serie di segni intelligibili per l’interlocutore.
Lo sviluppo delle nuove tecnologie informatiche, in particolare, offre una grande varietà di soluzioni a servizio di chi non può parlare; pensiamo ad esempio ai comunicatori portatili con uscita in voce (Vocas), alle sintesi vocali e a tutti quei dispositivi che permettono l’accesso alla videoscrittura anche a persone con limitazioni gravissime del movimento.
A questi ausili tecnologici si aggiungono e si integrano strumenti più poveri e di facile costruzione come le tabelle cartacee, etran, i “quaderni dei resti” etc.
L’obiettivo è quello di colmare l’evidente discrepanza tra linguaggio espressivo (parola) e capacità ricettive (pensiero).
Il progressivo diffondersi delle pratiche di Comunicazione Aumentativa e Alternativa ha aperto la strada dell’intervento anche ad altre patologie: ritardo mentale, disprassia, disfasia, alcune forme di autismo, traumi cranici, malattie neurologiche evolutive, sindromi genetiche come la sindrome di Angelman e quella di Rett.
