01/12/2003

STRATEGIE E TECNOLOGIE A SUPPORTO DELLA LETTURA E SCRITTURA PER SOGGETTI IPOVEDENTI IN ETA' SCOLARE 

(Dip. Ing. Alessandra Eselli)

PARTE PRIMA: ANALISI DEI BISOGNI

Ogni volta che si parla di ipovisione, anche se questo non viene mai detto esplicitamente, ci si sta riferendo ad una molteplicità di casistiche, problematiche ed utenze molto diversificate.

Apparentemente la cecità sembra essere il deficit più grave tra quelli che vengono annoverati nell'area vista; tuttavia, se consideriamo gli interventi di carattere riabilitativo e soprattutto compensativo che devono essere condotti con i soggetti ipovedenti, ci accorgiamo facilmente che le diverse problematiche portano necessariamente alla non efficacia di una soluzione generale.

Le cose si complicano ulteriormente nei casi in cui al deficit visivo si associano anche problemi di natura motoria e/o cognitiva: con questi utenti è ancor più importante trovare una soluzione personalizzata.

In questo appuntamento concentreremo la nostra attenzione sui problemi derivanti dai deficit visivi in ambito scolastico. In particolare cercheremo di capire quali sono gli elementi che complicano ulteriormente i processi di apprendimento scorrendo brevemente nella storia delle soluzioni adottate. Nel prossimo articolo cercheremo di segnalare alcune delle nuove soluzioni disponibili oggi in campo tecnologico.

Una delle prime considerazioni da fare è senza dubbio legata alle modalità di presentazione del materiale didattico che vengono adottate nelle scuole elementari e medie.

Sfogliando alcuni libri ci accorgiamo di come l'uso dell'immagine e del colore è di fondamentale importanza per la comprensione dei contenuti; analogamente molti libri di testo presentano esercizi strutturati con la modalità dell'immissione ("Inserisci la parola mancante"), del riordino ("Riordina gli elementi della frase seguendo il modello"), della scelta multipla ("Scegli tra le risposte suggerite quella esatta"). In tutti questi casi l'opportunità di visionare il supporto grafico è dunque decisivo per la comprensione dei contenuti e lo svolgimento degli esercizi.

Proviamo ora ad aggirarci furtivamente in una classe e a valutare se, con l'aiuto del materiale prodotto dall'insegnante o dai compagni, anche un bambino ipovedente è in grado di seguire il normale svolgimento delle lezioni senza avvalersi dell'aiuto del libro di testo. Apparentemente la risposta sembra essere positiva: le ricerche vengono riprodotte su "cartelloni" (almeno ai nostri tempi si usava dar loro questo nome) di dimensioni elevate, i disegni vengono spesso fatti dagli studenti stessi e quindi potrebbero essere più semplici di una fotografia stampata, il testo è scritto utilizzando caratteri grandi in stampato maiuscolo... insomma, dov'è il problema? Ma certo! Per poter vedere tutto questo materiale dal proprio banco è necessario ruotare la testa a 360 gradi!

Facili sorrisi a parte, anche il materiale utilizzato in classe ed estrapolato dalle lezioni o dai libri di testo non aiuta poi molto il bambino ipovedente che, per poterne usufruire, è obbligato a muoversi da una parete all'altra dell'aula avvicinandosi ai fogli esposti che magari sono troppo alti o troppo bassi.

Anche limitando ulteriormente il campo di azione alla lavagna stiamo parlando di un oggetto di dimensioni elevate e probabilmente privo di grafica; inoltre anche questo strumento è posizionato in fondo alla classe ed utilizza un contrasto non a tutti congeniale (testo bianco o colorato su sfondo nero a volte quadrettato).

In definitiva, tutto ciò che ci fa apprezzare il lavoro di una classe di studenti, come ad esempio la preparazione dei cartelloni o l'esecuzione di uno degli esercizi ben strutturati sui libri di testo, rischia di diventare un elemento di forte svantaggio per i bambini con problemi visivi.

Le soluzioni fin'ora adottate per risolvere questi problemi sono state sicuramente valide anche se in molti casi hanno implicato un notevole dispendio di tempo e di risorse.

Uno dei modi più ovvi ed immediati per garantire una migliore visibilità della lavagna è senza dubbio quello di spostare il banco dello studente in posizione frontale il più possibile vicino ad essa. Per quanto riguarda la gestione dei libri di testo, le macchine fotocopiatrici sono state utilizzate senza scrupoli producendo innumerevoli copie ingrandite di qualsiasi materiale cartaceo necessario per lo svolgimento di una lezione o di un compito.

Anche alla scrittura è stato dato un aiuto preparando appositi fogli nei quali le righe assumono spessori e distanze ben superiori a quelle tradizionali per consentire allo studente di scrivere il suo tema con una dimensione del testo notevolmente maggiore rispetto a quella usata dai suoi compagni.

Se le fotocopie non sono sufficienti, la registrazione dei libri di testo su audio cassette ha risolto parecchi problemi anche se non si è rivelata utile per lo svolgimento di un compito strutturato secondo modalità inserimento, riordino o scelta multipla.

Nei casi in cui è stata introdotta la tecnologia a supporto degli studenti ipovedenti, l'utilizzo di videoingranditori da tavolo o di dattilo braille ha dato vita a situazioni differenti.

In molti casi il videoingranditore da tavolo è ingombrante e quando viene posto sul banco non lascia spazio ad altro; inoltre è un dispositivo con un valore economico non irrilevante. Per questi motivi non sempre lo strumento è presente nella classe nella quale vengono svolte la maggior parte delle lezioni, viene invece utilizzato nell'aula informatica o in altre stanze protette. Ne consegue che se l'alunno ipovedente è costretto a spostarsi più volte nell'arco della giornata non può seguire il normale svolgimento delle lezioni in aula e svolgere tutte le attività di gruppo con gli altri studenti; tutto questo comporta un impoverimento delle interazioni con i compagni ed una creazione di un rapporto privilegiato con l'insegnante di sostegno. Gli stessi problemi possono nascere quando si utilizza il materiale in formato digitale tramite l'ausilio del PC.

Nei casi in cui le condizioni hanno consentito l'introduzione del codice braille, la dattilo braille ha avuto molto successo forse perché si tratta di uno strumento di semplice utilizzo e poco ingombrante. Inconvenienti derivanti sono stati l'affaticamento (nelle dattilo braille meccaniche infatti per poter "imprimere" la carta era necessario battere sui tasti con molta forza) e l'indubbia rumorosità.

Cerchiamo ora di capire meglio come sia possibile intervenire in modi diversi nell'attività didattica a supporto degli studenti con problematiche visive.

Per prima cosa sottolineiamo l'importanza del lavoro d'equipe. Individuare un problema e cercarne la soluzione non è sempre un'operazione facile anche perché le competenze richieste sono diverse. L'insegnante di sostegno così come l'insegnante di classe diventano due attori fondamentali: l'obiettivo comune deve essere quello di fornire all'alunno con deficit visivo tutti gli strumenti e le strategie necessarie affinché egli possa seguire il normale svolgimento delle lezioni. In molti casi infatti, in particolare se ai problemi visivi non si sommano altre patologie di natura motoria e/o cognitiva, non é necessario sviluppare programmi didattici paralleli a quello dei compagni di classe.

Anche la famiglia riveste un ruolo molto importante. Ad essa infatti è dato modo di osservare il bambino quotidianamente nello svolgimento di una serie di attività: il modo di relazionarsi con gli altri, il modo di giocare, di manipolare oggetti, di spostarsi negli ambienti sia nuovi che conosciuti, le reazioni ai nuovi stimoli, la ricerca di interessi. Tutte queste informazioni sono di fondamentale importanza nella progettazione di un intervento personalizzato.

Una volta raccolte tute le informazioni necessarie alla definizione delle competenze ("cosa il bambino è in grado di fare"), della motivazione ("cosa gli piacerebbe fare") e degli obiettivi ("cosa vorremmo fargli fare") è indispensabile conoscere quali strumenti esistono per aiutarci ad intervenire correttamente. A questo punto subentra un'altra figura di riferimento, "l'esperto in tecnologia",   ovvero colui che conosce gli strumenti e che sarà poi in grado di adattarli a tutte le specifiche richieste provenienti dalla famiglia, dagli insegnanti e dall'alunno stesso.

Nel caso in cui al deficit visivo siano associate altre problematiche, risulta altrettanto importante il coinvolgimento non solo di un tecnico ortottista, ma anche di terapisti della riabilitazione, logopedisti, terapisti occupazionali, di tutti coloro insomma che conoscono anche gli aspetti direttamente collegati alla motricità, al posizionamento, all'identificazione della luce migliore, ecc...

In chiusura della prima parte di questo incontro, cerchiamo di riassumere quanto detto fin'ora.

Molteplicità di problemi:

  • problemi visivi differenziati,
  • altri problemi sensoriali,
  • patologie motorie,
  • problematiche cognitive (insufficienza mentale).

Materiali e supporti:

  • lavagna,
  • materiale distribuito sulle pareti della classe,
  • libri di testo graficamente complessi,
  • massiccio utilizzo del colore e dell'immagine,
  • materiale in formato digitale,
  • supporti audiovisivi, ecc.

Soluzioni adottate:

  • spostamento del banco dell'alunno,
  • fotocopie ingrandite,
  • preparazione di fogli ingranditi,
  • libri su audio cassette,
  • videoingranditori da tavolo
  • introduzione di dattilo braille.

Componenti del team di verifica:

  • insegnante di sostegno,
  • insegnante di classe,
  • famiglia,
  • esperti che seguono il bambino (ortottista, terapista, etc),
  • "esperto in tecnologia".

Obiettivo del prossimo incontro sarà quindi quello di valutare alcune delle nuove strategie e tecnologie di cui ci possiamo servire per facilitare e migliorare l'inserimento scolastico dei bambini con problemi visivi.

 

Dip. Ing.  Alessandra Eselli 

 

PARTE SECONDA