02/07/2009

3^ CONFERENZA ITALIANA SULLA COMUNICAZIONE AUMENTATIVA/ALTERNATIVA (CAA) 

(Dott.sa Alice Scalabrini)

 

Tutto il problema della vita è dunque questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con gli altri.

Cesare Pavese

 

Lo stesso crescente interesse rivolto in questi anni alla CAA, si è rivolto alla Terza Conferenza Italiana sulla Comunicazione Aumentativa e Alternativa, un appuntamento biennale promosso da ISAAC Italy (Società per la Comunicazione Aumentativa e Alternativa, sezione italiana) ormai atteso dagli specialisti del settore e dalle persone che utilizzano CAA. La manifestazione si è svolta da giovedì 21 a sabato 23 maggio a Torino, presso l'Arsenale della Pace.
Questa conferenza italiana voleva contribuire alla conoscenza della CAA nel nostro Paese, far incontrare tutti coloro che ne sono coinvolti o interessati, fornendo un'occasione di approfondimento e scambio delle conoscenze e di riflessione comune sulle sue prospettive future.

I lavori sono stati inaugurati con un workshop pre-conferenza, dedicato al tema Lavorare con i "comunicatori iniziali", non intenzionali e intenzionali, condotto da Denise West (Communication Resource Centre/SCOPE australiano), che si basa sul presupposto secondo il quale tutte le persone che possono essere considerate "comunicatori iniziali", adulti o bambini che siano, possono comunicare, a prescindere dal loro livello di abilità. Questo viene reso possibile se i partner abituali acquisiscono dimestichezza con le competenze e le abilità dei comunicatori, allo scopo di riuscire a sviluppare idonee strategie e sostenere gli scambi. In questo modo, si coinvolge tutto l'ambiente di vita della persona che utilizza la CAA e si creano opportunità di reale comunicazione anche attraverso tecniche, strategie e tecnologie. Una componente di fondamentale importanza su cui ci si è particolarmente soffermati è che, negli interventi di CAA, non ci si può limitare ad attivare sistemi di comunicazione ricorrendo a simboli, tecniche e ausili anche se scelti adeguatamente, ma c'è soprattutto la necessità che si sviluppi un sistema di comunicazione globale funzionale ed efficace, che comprenda l'utilizzo del linguaggio residuo, le modalità naturali di comunicazione non verbale e le modalità speciali. Questo implica che gli interventi di CAA siano per forza di cose complessi e articolati e che necessitino dell'apporto di figure professionali provenienti dalla medicina, dalla psicologia, dall'educazione e dall'informatica. Nell'ambito del workshop, inoltre, è stata presentata una traccia di valutazione (TRIPLE C) a cura del Communication Resource Centre che individua 5 diversi stadi di comunicazione iniziale, con la ricca proposta di osservazioni e schede di lavoro pratiche. 

La Conferenza è entrata nel vivo degli interventi, grazie ai contributi dei maggiori esperti del settore provenienti dall'Italia e dall'estero, venerdì 22 e sabato 23. Nel corso di questi interventi è stato fatto il punto della situazione della CAA in Italia e nel mondo trattando, nel corso di cinque distinte sessioni di lavoro, i principali aspetti medici, scientifici e sociali legati a questa modalità comunicativa. Da segnalare in particolare, tra i numerosi e vari interventi in programma, gli interventi dedicati ai bisogni ed ai diritti comunicativi dei pazienti affetti da SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica), alla relazione tra la CAA ed i contesti educativi, alla costruzione di opportunità per pazienti che utilizzano metodologie alternative e aumentative per comunicare (nella sessione conclusiva).

In relazione a quest'ultimo punto, è stato sottolineato che creare opportunità implica necessariamente la possibilità di prestare attenzione al disabile stesso ed a tutti coloro che interagiscono con lui, perché dalla loro capacità di acquisire abilità e strategie adattative dipende, in gran parte, il successo degli scambi comunicativi.

Gli interventi di CAA, infatti, non consistono in una tecnica riabilitativa, ma in un approccio da applicare in tutti i momenti e i luoghi della vita del bambino creando opportunità di scambio, infatti, la comunicazione è indispensabile ogniqualvolta ne sorga la necessità e in ogni frangente, non soltanto quando si ha a disposizione un VOCA. Un accento particolare è stato posto sulla necessità di studiare e fornire soluzioni che facilitino da subito l'interazione fra il soggetto e il suo ambiente di vita, permettendogli di comunicare con tutti in ogni momento della giornata, individuando soluzioni immediatamente utili al bambino e che apprenderà direttamente nei diversi contesti comunicativi. In sostanza, si tratta di studiare e determinare bisogni e difficoltà di comunicazione che il comunicatore incontra nell'interazione quotidiana con il proprio ambiente di vita e individuare le soluzioni più idonee per facilitarne l'espressione, utilizzando le risorse relazionali delle persone, attivandole e sostenendole, mettendo in situazione di cooperazione le équipe esistenti.

In questo articolo dedicheremo, per motivi di spazio, particolare attenzione agli interventi che hanno caratterizzato la seconda sessione, toccando temi collegati alla vita scolastica ed agli aspetti didattici. Purtroppo non possiamo riportare tutti i contributi che ci sono parsi significativi e che hanno toccato aspetti quali l'accesso ai social network, casi clinici molto significativi, la sessione poster ricca di materiali, le domande poste dal pubblico, che potrebbero occupare l'intero spazio dell'articolo. Ci auguriamo comunque che questo nostro breve accenno possa essere un valido contributo alla diffusione di informazioni importanti e testimonianza di tre giornate ricche e intense.

Tra i vari ed approfonditi interventi vogliamo segnalare un'esperienza del Centro Benedetta D'Intino (A. Dal Brun; A. Rivarola), particolarmente significativa per il coinvolgimento delle insegnanti attraverso uno specifico percorso formativo, di conoscenza e di approccio alla CAA. Il corso si articola in due grandi aree: una prima sessione teorica e una pratica.

La sessione pratica può essere ulteriormente suddivisa in una prima fase finalizzata all'osservazione della relazione tra bambino e operatore, in modo da poter individuare con maggiore facilità quali sono i segnali dei comunicatori iniziali e come può fare chi gli è accanto per cogliere tutte le sfumature e le intenzionalità comunicative. La seconda fase, quella di sperimentazione, è stata finalizzata a riconoscere gli errori che naturalmente avvengono all'interno degli scambi relazionali e modificarli.

Questa importante successione di acquisizione di competenze da parte degli operatori viene verificata attraverso un follow up all'interno del contesto scolastico. Lo scopo è quello di valutare le risorse strutturali, organizzative e comunicative con flessibilità e grazie a collaborazioni stabili nel tempo.

Un'altra significativa esperienza riguarda la scuola materna e ci è stata raccontata da M. Marini e C. Dall'Olmo. Esperienza in cui i libri modificati sono patrimonio di tutta la scuola ed i simboli vengono “letti” da tutti i bambini. Questi ultimi percepiscono di “saper leggere” sfogliando le storie scritte attraverso i simboli grafici, consentendo un approccio al libro e alla lettura come portatrice di un significato intrinseco che è fondamentale per l'acquisizione della lettoscrittura. I VOCAs vengono impostati per consentire al bambino di cantare le canzoni e recitare le filastrocche con i compagni e la sequenza delle attività da svolgere nell'arco della mattinata aiuta tutti i bambini della sezione a organizzare il proprio tempo, favorendo le autonomie di ognuno. In questa esperienza è stato consentito di sperimentare l'utilizzo della CAA e dei simboli grafici insieme a tutti i bambini e di comprendere come questi strumenti abbiano aiutato e supportato tutti nell'acquisizione di un'immagine di sé positiva e competente e nella possibilità di padroneggiare nuove competenze. Non dimentichiamo, infatti, che l'approccio di CAA fornisce notevoli stimoli a livello cognitivo andando ad influenzare ed a sollecitare funzioni strettamente legate al linguaggio come la comprensione e i processi logici, contribuendo a dare forma al pensiero. Anche la didattica risulta potenziata dall'utilizzo di strumenti che sono sulla sua stessa linea educativa, con la finalità di ottenere maggiore partecipazione in una comunità di apprendimento. Ciò che propone la CAA è utile per tutti, consente di fornire maggiori opportunità comunicative a tutti e di comprendere l'importanza della comunicazione, che è una competenza trasversale all'acquisizione di nuove competenze.

Ritengo di dover citare l'intervento di C. Passerini e E. Moretti del 3°circolo di Lodi per concludere e per ribadire che l'esperienza di cambiamento non coinvolge solo il disabile ma tutti i protagonisti della sua vita a cui viene chiesto di mettersi in discussione affinché l'esperienza diventi davvero evolutiva e costruttiva.  

Cresce solo chi osa farlo…se ne trova l'occasione.

Dott.sa Alice Scalabrini corsi@leonardoausili.com

 

Link per chi vuole sapere qualcosa in più:

Chi desidera avere maggiori informazioni rispetto ad ISAAC internazionale e ISAAC Italy può leggere l'articolo alla pagina /archivio70.htm  del nostro sito.

Oppure: www.isaacitaly.it

Per maggiori informazioni sul centro Benedetta D'Intino è possibile visitare il sito del centro: http://www.benedettadintino.org

Communication Resource Centre/SCOPE: http://www.scopevic.org.au/therapy_crc.html

Altri articoli sul nostro sito:

http://www.leonardoausili.com/art_caa.htm