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LA COMUNICAZIONE AUMENTATIVA CON SOGGETTI AFFETTI DA AUTISMO

LA COMUNICAZIONE AUMENTATIVA CON SOGGETTI AFFETTI DA AUTISMO

del: 25/11/1998

Relatrice: Dr. Joanne Cafiero

Mercoledì 25 novembre 1998

Scuola Media Statale Fermi-Manzoni
Reggio Emilia

Incontro organizzato da
Leonardo
con il patrocinio di
A.I.A.S. Sezione di Reggio Emilia

Direttrice del Progetto Autismo – specialista in Comunicazione Aumentativa
Johns Hopkins University Center for Technology in Education

Traduzione di Francesca Diodati (https://www.linkedin.com/in/francesca-diodati-0a68a914a/)

 

La comunicazione aumentativa è ogni tipo di comunicazione che aumenta e che sostiene la comunicazione verbale. Può dunque essere utilizzata con bambini che non riescono a parlare o che hanno un linguaggio molto limitato. Si possono utilizzare diversi strumenti: la comunicazione non verbale, il linguaggio dei segni, la comunicazione scritta attraverso l’uso del computer.

Uno dei problemi principali dell’autismo è l’incapacità di comunicare con gli altri. Ora spiegherò quali sono le ragioni principali per cui molti bambini affetti da autismo possono trarre vantaggio dalla comunicazione aumentativa.

Alcuni diapositive che mostrerò sono degli schemi che mostrano il delicato equilibrio tra la difficoltà e la volontà di comunicare. Se lo sforzo richiesto è eccessivo, la volontà di comunicare diminuisce; al contrario, se si riesce a limitare lo sforzo, il desiderio di comunicare aumenterà. Lo sforzo decresce utilizzando delle immagini, dunque un linguaggio visivo. Molti bambini autistici riescono ad elaborare il mondo attraverso i loro occhi: per questi bambini lo stimolo uditivo non ha molto significato. Per questo motivo voglio presentare un sistema di comunicazione che utilizza il linguaggio visivo.

Sappiamo inoltre che i bambini autistici sono maggiormente attratti dagli oggetti inanimati rispetto all’interesse che provano nei confronti di oggetti inanimati. La proposta di stimoli visivi, di immagini parte dunque da questi ultimi e solo in un secondo tempo è possibile proporre stimoli che rappresentano anche oggetti viventi animati.

Sappiamo anche che alcuni soggetti affetti da autismo hanno dei deficit a livello neurologico, in particolare è meno sviluppata quella parte del cervello che controlla la coordinazione del movimento: il linguaggio visivo, rispetto alla produzione linguistica orale, richiede minori capacità di coordinazione dei movimenti.

Infine, questi pazienti hanno difficoltà ad affrontare i cambiamenti; il linguaggio visivo permette loro di lavorare in un ambiente più statico che risulta dunque meno problematico (perché vengono eliminati molti aspetti non verbali della comunicazione??)

Vi mostrerò ora dei dipinti prodotti da persone autistiche adulte. La ricchezza di dettagli è stupefacente, così come le relazioni di grandezza tra gli oggetti (che rispecchiano perfettamente la realtà) e l’uso dei colori.

Il linguaggio visivo non è una semplice rappresentazione di oggetti, è invece una seconda lingua a tutti gli effetti.

Vi mostrerò degli esempi di utilizzo di semplici tabelle utilizzate da insegnanti. I simboli presenti sulla tabella (PCS) rappresentano una serie di azioni, di risposte comportamentali che ci si aspetta che il bambino compia quando è in classe (Ad es. "Siediti" "Alzati"). Il sistema è semplice da apprendere sia per i bambini, che per gli insegnanti.

Vi mostrerò ora tre tabelle che rappresentano tre tipi di attività (LUCIDI). La fine di ogni attività deve essere segnalata in modo evidente con un simbolo che la rappresenti.

E’ importante che l’attività rappresentata sulla tabella richieda di compiere una serie di azioni che fungono da rinforzo alla comunicazione attraverso la tabella. Alla fine dell’attività il bambino può ad es. consegnare all’insegnante il simbolo che rappresenta la conclusione dell’attività.

In questo lucido è rappresentata una ragazza che apprende ad autocontrollarsi costruendo insieme all’insegnante una tabella che rappresenta le attività che scandiranno la sua giornata.

Il metodo denominato "lo scambio" viene utilizzato con i bambini che confondono i simboli; il bambino decide cosa vuole quindi prende il simbolo che rappresenta la cosa e lo consegna all’insegnante che a sua volta consegna al bambino l’oggetto richiesto.

Qui vediamo alcuni esempi di simboli utilizzati a casa. (LUCIDI). Il primo simbolo rappresenta una videocassetta; se il bambino lo consegna al genitore, significa che vuole vedere una videocassetta. Attraverso il secondo simbolo, che viene collocato vicino alla porta, il bambino indicherà che vuole uscire.

Questa è una tabella che rappresenta una serie di azioni che ci si aspetta dal bambino. E’ importante che il bambino sappia che se compirà questa azioni (rispondendo quindi alle aspettative che si hanno nei suoi confronti), potrà ottenere un premio.

E’ molto importante che i genitori o gli insegnanti verbalizzino tutti i simboli che stanno indicando, affichè il bambino impari ad associare i suoni alle immagini.

Con questa tabella si insegna ai bambini a lavorare a turni. Ad es. in questo caso tutti i bambini vogliono utilizzare il computer. Prima di farlo devono aspettare che suoni il timer e se compare la loro immagine sanno che è il loro turno. E’ importante trovare dei metodi per insegnare il rispetto dei turni perché molti bambini non riescono ad acquisire quest’abilità spontaneamente.

E’ molto utile il programma Boardmaker che permette di costruire tabelle variando la grandezza dei simboli.

Questa è una tabella di transizione (LUCIDO). Quando i bambini escono dalla classe ad es. per andare alla toilette o in un altro luogo, portano con loro questa tabella che li aiuta a capire che stanno cambiando ambiente. La tabella è utile anche se si perdono, per indicare a chi incontrano dove vogliono andare.

Questo bambino si sta occupando della crescita di una piantina (LUCIDO). Con la tabella può comunicare con l’insegnante alcuni aspetti dell’attività che sta svolgendo.

Abbiamo anche costruito dei libri, delle storie utilizzando i simboli. In questo modo un bambino affetto da autismo con gravi problemi comportamentali è in grado di leggere e di comprendere la storia.

Qui ci sono due bambini che stanno parlando con l’insegnante dell’animaletto che tengono in classe attraverso una tabella (LUCIDO). I simboli devono trovarsi nei diversi contesti di vita perché il bambino deve avere la possibilità di comunicare sempre. In questi esempi abbiamo visto solo tabelle con uno o pochi simboli, ma nella realtà è possibile creare delle tabelle con molti simboli che supportano interazioni più complesse. E’ importante che le tabelle siano sempre riferite ad attività che il bambino ama svolgere ed è in grado di svolgere bene.

Questa tabella (LUCIDO) è stata creata per un papà che tutte le sere aiutava il proprio bambino a fare il bagno. Questo bambino ha una patologia che causa una perdita progressiva delle capacità cognitive, comprese le abilità linguistiche. Prima era in grado di parlare, ora invece non riesce più a farlo. La maggior parte dei simboli aiutano la prosecuzione della attività (ad es. "Apri il rubinetto", "Prendi il sapone") e la conclusione ("Asciugami" "Portami a letto"). Questo è l’unico modo che permette al padre ed al figlio di comunicare ed l’unico modo che aiuta il bambino a recepire il linguaggio: il padre, infatti, indica i simboli mentre parla (ad es. mentre indica il simbolo della salvietta verbalizza "Prendiamo la salvietta").

Come si crea una tabella?

E’ importante coinvolgere tutti gli interlocutori principali del bambino e non un solo partner comunicativo. Lo scopo dell’attività è quello di aumentare l’interazione ed è importante che l’ambiente rinforzi la capacità di comunicare del bambino. Il vocabolario utilizzato varia a seconda delle diverse attività. I simboli scelti devono permettere di iniziare, continuare e concludere l’attività. Occorrono anche dei vocaboli interattivi che permettano al bambino di esprimere le sue esigenze (ad es. "prendimi in braccio). I simboli devono essere adatti al contesto in cui si svolge l’attività (nelle tabelle che si utilizzano a scuola è sempre presente il simbolo della toilette).

Questa è una ragazzina autistica di 14 anni (LUCIDO) che ama fare i lavori di casa. Le tabelle di comunicazione le permettono di comunicare con gli altri allievi e l’insegnante in corso di economia domestica. In questa tabella ci sono tutti i simboli necessari per cucinare ed per svolgere altre attività di economia domestica. Occorre sempre inserire simboli che rappresentino parole che si utilizzano nello svolgimento di una determinata attività.

Questo è uno schema che mostra la differenza tra la risposta del bambino quando riceve un comando solo verbalmente ed un comando supportato anche dal linguaggio visivo. Nel secondo caso è molto più probabile che risponda in modo appropriato.

In questa tabella (LUCIDO) un bambino che vuole un biscotto indica l’immagine corrispondente all’insegnante. E’ possibile spostare i simboli per consegnarli all’interlocutore (metodo dello scambio). Se ad es. il bambino chiede un biscotto, l’insegnante glielo consegna; successivamente può chiedergli se ne vuole ancora. In genere il bambino è molto attento alla tabella. All’inizio non era in grado di indicare, ma con l’esercizio ha imparato a farlo..

Ci sono alcuni fattori di controllo per verificare l’efficacia del metodo.

Molto importante è l’iniziativa, ovvero la capacità del bambino di iniziare una conversazione senza che ci siano state richieste preliminari. E’ stato verificato che utilizzando le tabelle aumenta considerevolmente la capacità del bambino di iniziare una conversazione.

E’ importante notare che dopo il trattamento i comportamenti disturbanti decrescono in modo vistoso (ad es. la fuga, i comportamenti autolesivi, etc).

Questi miglioramenti si notano quasi subito dopo l’inizio dell’utilizzo delle tabelle.

Alcuni bambini preferiscono le parole invece che i simboli, per cui è possibile inserirle al posto delle immagini. In alcuni casi si è cominciato con i simboli per poi passare alle parole.

Nel 1993 ho fatto delle ricerche con genitori di bambini autistici per indagare le cause dello stress dei familiari (molto superiore rispetto ai genitori di bambini con altre patologie). I risultati hanno indicato che la causa più importante dello stress era l’assenza di comunicazione.

Abbiamo dunque insegnato ai genitori ad utilizzare una tabella in una situazione di routine come la cena o il pranzo ed abbiamo paragonato il livello di comunicazione prima e dopo l’utilizzo delle tabelle. Abbiamo rilevato differenze significative, ovvero un aumento considerevole della comunicazione dopo l’introduzione del linguaggio visivo.

E’ importante notare come cambi la percezione del figlio da parte dei genitori; il bambino autistico viene vissuto come meno problematico rispetto a prima e ciò comporta una notevole riduzione dello stress dei familiari.

VIDEO: utilizzo di una tabella a pranzo

La tabella è stata costruita insieme alla madre che ha scelto 120 simboli. Il bambino ha mostrato una comprensione immediata dei simboli.

Nella prima scena del video la madre cerca di far mangiare i fagioli al figlio che invece vorrebbe solo la pasta. Durante il video è evidente il passaggio anche ad un livello qualitativo differente di comunicazione: inizialmente la madre vorrebbe solo imporre al bambino i fagioli, successivamente cerca maggiormente di comunicare con lui. Importante notare come la madre indichi i simboli mentre parla. Anche i fratelli sono coinvolti nella comunicazione.

 

DOMANDE

D:Qual è l’obiettivo principale che ci si pone: la comunicazione, l’apprendimento di sequenze, il controllo del comportamento?

R: Tutti e tre gli obiettivi

D: Inizialmente il metodo viene utilizzato solo durante delle attività che fungono da rinforzo per l’apprendimento di questa seconda lingua, successivamente i bambini utilizzano le tabelle per comunicare anche in assenza di attività?

R: Si, è importante utilizzare il linguaggio visivo nel contesto di attività piacevoli per il bambino poi successivamente si può estendere anche ad altre attività. I bambini non amano parlare di argomenti astratti, al contrario la loro conversazione si focalizza solo su attività molto concrete.

D. Insegnante che segue un bambino autistico di 11 anni: chiede come cominciare a proporre le tabelle.

R: L’uso di tabelle di comunicazione non è un esercizio, un allenamento a rispondere. Noi cominciamo con una tabella molto semplice che il bambino sempre con sé quando è a scuola. Questa tabella è di transizione perché il bambino deve capire che può utilizzarla per comunicare. Un altro modo per cominciare è quello di costruire una tabella che indichi tutte le attività della giornata ed è importante insegnare al bambino che alla fine di ogni attività è necessario rimuovere il simbolo che la rappresenta e metterlo via (in una scatola, in un cestino); questo gesto rappresenta la conclusione dell’attività. Un altro aspetto fondamentale consiste nel verbalizzare ogni cosa che si fa.

D: L’insegnante prosegue dicendo che il bambino che sta seguendo non pare interessato alle immagini. L’insegnante ha provato a fotografare degli ambienti per chiedere poi al bambino di indicare le foto per comunicare il luogo dove desidera recarsi. Questo bambino però non presta alcuna attenzione alle immagini.

R: A volte alcuni bambini autistici non rispondono ai simboli. In questi casi si può provare ad utilizzare degli oggetti concreti che rappresentano l’attività (ad es. un rotolo di carta igienica che rappresenta la toilette). Le fotografie possono risultare di più difficile comprensione rispetto ai simboli. E’ possibile cominciare con gli oggetti concreti per poi passare ai simboli.

D: Conviene sforzare i bambini che emettono suoni ad associare alcuni suoni a determinate situazioni?

R: Non è giusto forzarli. Se un bambino dovrà acquisire anche il linguaggio verbale lo acquisirà comunque, anche senza essere forzato a farlo. E’ importante offrire strumenti per comunicare.

D : Quanti bambini sono stati trattati in modo costruttivo con questo metodo e nell’ambito scolastico che evoluzioni ci sono state?

R: Ho cominciato nel 1988 ed ho lavorato con 75 bambini ed il mio metodo consiste nel coinvolgere tutte le persone che lavorano e vivono col bambino. Il 75% dei bambini si sono mostrati recettivi al linguaggio visivo. Ci sono stati diversi studi che hanno evidenziato che la CAA favorisce lo sviluppo del linguaggio verbale.

D: Questi bambini riescono ad esprimere anche emozioni e sensazioni?

R: No, per adesso i bambini con cui ho lavorato non esprimono emozioni anche se sulla tabella mettiamo sempre anche i simboli riferibili a stati d’animo. Questo metodo è nuovo e a volte controverso. Ad es. il metodo Teach non utilizza la comunicazione aumentativa. La CAA può essere complementare al metodo Teach.

D: Questi bambini frequentano la scuola normale?

R: Si, ma lavorano in classi speciali; le occasioni di scambio con i bambini normali sono abbastanza frequenti (in mensa, durante educazione fisica, arte, musica). Alcuni di loro studiano insieme ai bambini autistici.

D: C’è una selezione dei bambini con cui viene utilizzato il metodo?

R: No. Il metodo viene provato con tutti

D: Ci sono stati alcuni casi di insuccesso?

R: Raramente. 5 dei bambini che ho trattato si sono fermati al primo stadio, quello dello scambio, senza riuscire a passare all’utilizzo di tabelle dove i simboli non possono essere rimossi. In genere sono casi piuttosto rari.

 

Dr. Joanne Cafiero PhD
 (NDR 2024 https://www.linkedin.com/in/joanne-m-cafiero-phd-77719411/)


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